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Cronaca 4 min di lettura1 ott

Paola Turci, il dubbio su Sanremo e il disco nato nel silenzio

La cantautrice romana racconta il nuovo album, la fede, l’impegno contro la violenza sulle donne e i legami familiari che continuano a guidarla.

Sanremo resta una possibilità, ma senza automatismi: Paola Turci non esclude un ritorno, a condizione di trovare il brano adatto. «Serve la canzone giusta. Chissà», ha spiegato, mentre si prepara a portare dal vivo il nuovo repertorio con due appuntamenti fissati il 29 novembre a Milano e il 3 dicembre a Roma.

Accanto alla musica, nella sua vita occupano uno spazio importante anche le relazioni nate lontano dai palchi. Tra queste c’è quella con Motta, conosciuto durante il lavoro ma diventato presto una presenza affettuosa anche nella quotidianità. Turci lo descrive come una persona speciale, con cui condivide un legame che va oltre la collaborazione artistica.


Un riconoscimento arrivato al momento giusto

Il Premio Tenco alla carriera ha rappresentato per la cantautrice una conferma significativa. Pur non affidando ai premi la misura del proprio valore, Turci considera il riconoscimento particolarmente coerente con l’uscita del nuovo progetto e con la direzione presa nel suo percorso.

Il ritorno sul palco avrà una formazione rinnovata rispetto a quella di sette anni fa. Lei sarà ancora al centro della scena con la chitarra, alternando sonorità elettriche e momenti acustici; l’obiettivo è costruire uno spettacolo partecipato, nel quale il pubblico possa cantare, muoversi e ascoltare anche il racconto personale dell’artista.


Il nuovo album nasce dalla pausa

Il sedicesimo disco arriva dopo un intervallo di sette anni dall’ultimo lavoro. Il progetto, intitolato “Amore a dismisura”, sarà pubblicato venerdì 2 ottobre e affonda le radici nel periodo doloroso della pandemia, quando il blocco delle attività l’ha allontanata sia dai concerti sia dalla scrittura.

Rientrata a Roma, Turci ha dovuto attendere la conclusione dei lavori nella propria abitazione. Durante quei due mesi trascorsi in una struttura temporanea ha cominciato a comporre il disco, trasformando una fase di sospensione in un’occasione creativa. L’edizione completa sarà disponibile per tre mesi soltanto in formato fisico, scelta vissuta come un ritorno nei negozi di dischi.

La capitale è anche il luogo di un riavvicinamento. Dopo due anni lontana, la cantante ha ritrovato la città e il quartiere con uno sguardo rinnovato. Il primo distacco da Roma risale al periodo successivo all’incidente del 1993, quando si trasferì a Milano per sottoporsi alle cure al volto.


Fede, amore e responsabilità

Nel disco emerge una dimensione spirituale che Turci collega al proprio rapporto con la religione. «Ho un rapporto attivo e acceso, io sono credente. Ho fede», ha dichiarato, precisando però di non considerare questa convinzione una trasformazione radicale della propria personalità: anche quando si definiva atea, sostiene, il suo modo di pensare non era così distante da quello attuale.

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Tra i temi evocati nelle canzoni compare la pietà, valore cristiano che secondo l’artista si sta progressivamente indebolendo. Il titolo dell’album, invece, nasce da una domanda sui confini dell’amore e sulla facilità con cui vengono scambiati per sentimento il possesso, l’ossessione, la dipendenza e la violenza emotiva.

Un brano particolarmente significativo è “Miss”, scritto da Bianconi e dedicato alla violenza contro le donne. Turci ha scelto di affidargli questo argomento perché la canzone non si concentra soltanto sull’aggressione, ma mette in luce anche l’indifferenza di chi non osserva i segnali d’allarme. Tra gli esempi cita il controllo esercitato sull’abbigliamento o sul trucco della compagna: atteggiamenti che, a suo giudizio, dovrebbero richiamare l’attenzione dei genitori.

La cantautrice partecipa inoltre a “Una, Nessuna e Centomila”, progetto che utilizza la musica per sostenere i centri antiviolenza. L’iniziativa coinvolge sempre più uomini e, a ogni appuntamento, registra il tutto esaurito anche senza annunciare in anticipo gli artisti presenti: per Turci, la fiducia dimostrata dal pubblico è già una forma di risultato.


La famiglia come punto fermo

Con le nipoti il confronto è aperto e comprende politica, femminicidi, ambiente, genocidio in Palestina e timori legati ad alcune figure della scena internazionale. Turci considera importante parlare senza filtri dei problemi che riguardano il loro presente, mantenendo il dialogo su temi spesso difficili.

Dalla sorella Francesca dice di avere imparato soprattutto la saggezza e la capacità di affrontare la vita con autonomia. La descrive come una donna sensibile che ha lavorato e cresciuto da sola due figlie, oggi molto unite, nonostante tra le due sorelle non siano mancati i litigi. L’unico aspetto che ammette di temere è la sua autorevolezza.

Anche il rapporto con i social entra nella riflessione dell’artista. Turci riconosce di ricevere sia giudizi molto duri sia elogi esagerati, ma preferisce non alimentare discussioni negative: quando qualcosa non le piace, sceglie di non intervenire per non aggiungere altro rumore a spazi già segnati da commenti aggressivi.

I complimenti, racconta, le fanno piacere ma tendono a svanire rapidamente dalla memoria. Lo stesso accade con le critiche, un meccanismo che non riesce a spiegarsi e che attribuisce forse alla grande quantità di messaggi che legge. Nel frattempo, con 40 anni di carriera e 15 album alle spalle, Turci si prepara a presentare il sedicesimo capitolo di una storia ancora in movimento.

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