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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Panni stesi, sfida tra Napoli e Francia: la replica che punge il sindaco

Un divieto nella cittadina di Thizy-les-Bourgs ha acceso il confronto con Napoli dopo un riferimento ritenuto offensivo dall’amministrazione partenopea.

«A Thizy-les-Bourgs non siete a Napoli. E glielo dico con sincero dispiacere, perché si perde parecchio»: Carlo Puca ha scelto l’ironia per replicare al sindaco Rémi Berthoux, trasformando una norma sul bucato in un caso politico tra le due città.

L’assessore all’Immagine di Napoli ha ricordato che lenzuola e vestiti lasciati asciugare al sole non rappresentano soltanto un’abitudine quotidiana, ma anche un elemento della vita cittadina. E, ha osservato, hanno il vantaggio di asciugare «a costo ambientale zero».


Napoli non accetta paragoni sprezzanti

Puca ha riconosciuto il diritto di ogni amministrazione a stabilire regole sul decoro urbano. A suo giudizio, però, per vietare i panni fuori dalle finestre non era necessario indicare Napoli come l’esempio di ciò che una città dovrebbe evitare.

Secondo l’assessore, quella formula restituisce un’immagine riduttiva del capoluogo campano, confinandolo a un cliché folcloristico. «Napoli non è un’etichetta da brandire per marcare le distanze», ha scritto, sottolineando che la città porta con sé oltre duemila anni di storia, oltre a tradizioni artistiche, musicali, gastronomiche e culturali.


Il divieto nato in Francia

La vicenda è partita da un provvedimento adottato a Thizy-les-Bourgs, comune francese guidato da Berthoux. L’ordinanza impedisce di esporre il bucato all’esterno delle abitazioni, motivando la scelta con la tutela della qualità dell’ambiente e dell’aspetto urbano.

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A far discutere non è stata soltanto la regola, ma anche il commento con cui il sindaco l’ha accompagnata: «No, non siamo a Napoli!». La frase ha provocato la reazione di Palazzo Cavalcanti e ha spinto Puca a intervenire pubblicamente.


Una risposta tra orgoglio e ironia

Nel suo messaggio, l’assessore ha distinto la libertà di disciplinare gli spazi pubblici dal modo scelto per presentare il provvedimento. La critica, dunque, non riguarda il divieto in sé, quanto l’uso di Napoli come termine negativo di confronto.

Puca ha concluso la replica rivendicando la complessità della città: una metropoli che comprende storia, arte, musica, cucina e filosofia, senza escludere le lenzuola stese al sole. Da qui la battuta finale rivolta all’amministrazione francese: rinunciare a Napoli, ha sostenuto, significa «perdersi parecchio».

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