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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Otto colpi di cintura, poi la comunità: la richiesta dei pm a Treviso

Il padre rischia sei anni e la madre tre e mezzo per presunti maltrattamenti ai danni del figlio, allontanato dalla famiglia dopo l’indagine nata a scuola.

Sei anni di reclusione per il padre e tre anni e sei mesi per la madre: sono le condanne sollecitate dal pubblico ministero al termine della requisitoria nel processo per presunti maltrattamenti ai danni del figlio di 11 anni. Il procedimento riguarda una famiglia della provincia di Treviso e nasce da episodi che, secondo l’accusa, si sarebbero ripetuti nel tempo.

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La misura dopo l’episodio più grave

Il ragazzino oggi vive in una comunità protetta, dove è stato trasferito dopo l’intervento dei carabinieri e continua a frequentare la scuola. Il padre era stato arrestato e collocato ai domiciliari, provvedimento revocato dopo pochi giorni; la madre, invece, era stata denunciata.

A far scattare l’azione degli investigatori sarebbe stato un episodio avvenuto nel maggio 2025. L’11enne, alle prese con un’influenza intestinale, avrebbe fatto uno scherzo al fratello più piccolo durante la colazione, provocandone il pianto. Il padre lo avrebbe quindi aggredito verbalmente e, stando alla ricostruzione accusatoria, colpito otto volte con una cintura. In quella circostanza, inoltre, il fratello maggiore gli avrebbe sputato addosso.


Le accuse raccolte nell’abitazione

Il giorno successivo i militari si sarebbero presentati nell’abitazione della famiglia per eseguire l’arresto. Il trasferimento del bambino in una struttura tutelata è arrivato nello stesso contesto, mentre il procedimento giudiziario ha condotto alle recenti richieste della pubblica accusa.

Per circa un mese gli investigatori avrebbero utilizzato strumenti di ascolto e registrazione all’interno della casa. Dai materiali raccolti emergerebbero, secondo l’accusa, minacce, offese e percosse quasi quotidiane rivolte al ragazzino. Il contesto familiare sarebbe stato molto diverso da quello scolastico: a scuola, infatti, l’11enne veniva descritto come un alunno capace e ben integrato con i compagni.

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La frase che ha fatto partire tutto

L’origine dell’inchiesta risale a una conversazione avvenuta a scuola durante la Festa del Papà. Alla domanda dell’insegnante sulle celebrazioni in famiglia, il bambino avrebbe risposto: «Non lo festeggio perché mi dà sempre le botte». La frase avrebbe spinto la scuola a informare i carabinieri della zona.

Dopo la segnalazione, il minore sarebbe stato ascoltato in colloqui protetti. Gli accertamenti avrebbero poi portato alla ricostruzione di una quotidianità segnata anche da incombenze molto pesanti per la sua età: ogni mattina, prima delle lezioni, avrebbe dovuto svegliarsi all’alba e occuparsi della pulizia della stalla delle capre della famiglia.

Il padre e la madre sono dunque chiamati a rispondere in giudizio per maltrattamenti. Le richieste formulate in aula non equivalgono a una sentenza: la decisione finale spetterà al tribunale.

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