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Cronaca 2 min di lettura24 set

Orlandi, spunta un’altra indagata: il racconto di Boggiani cambia il caso

La nuova inchiesta romana coinvolge Gabriella Boggiani, che davanti alla Commissione ha spiegato la telefonata del 1983 e preso le distanze da Accetti.

Gabriella Boggiani ha ricostruito davanti alla Commissione bicamerale un episodio finito di nuovo al centro dell’attenzione: una chiamata fatta nel 1983 insieme a Marco Fassoni Accetti. Secondo il suo racconto, all’epoca la vicenda le parve uno scherzo e non un passaggio legato davvero al caso Emanuela Orlandi.


La telefonata che riemerge dopo 40 anni

La donna ha anche precisato di non aver mai letto alcun comunicato. Il riferimento è alla versione, circolata in passato, secondo cui in quella conversazione sarebbe stato pronunciato un messaggio con la richiesta di scambiare Emanuela con il terrorista turco Alì Agca.


Il nome nuovo nell’indagine romana

Intanto emerge un altro sviluppo investigativo: oltre a Laura Casagrande e a Marco Fassoni Accetti, risulta iscritta nel nuovo fascicolo della procura di Roma anche Gabriella Boggiani. La sua posizione sarebbe distinta da quella di Accetti, all’interno di un procedimento che comprende pure altri nomi collegati alla cerchia di conoscenze del fotografo e cineasta romano.

La stessa Boggiani, sentita in audizione secretata, ha detto: "Apprendo ora di essere indagata". E in un altro passaggio ha aggiunto: "Io non ho mai avuto paura". Solo dopo ha ammesso che, saputo di essere coinvolta, un certo timore è arrivato.


I rapporti con Accetti e la distanza di

Nel ricostruire quel periodo, Boggiani ha descritto Accetti come una presenza occasionale del passato, parlando di un rapporto sporadico e lontanissimo nel tempo. Lo ha definito una persona "stravagante, pazzerello" e ha chiarito di non aver più avuto contatti con lui da oltre 40 anni.

La versione fornita dalla donna serve anche a sgombrare il campo dall’idea di un suo ruolo stabile accanto ad Accetti. Nella sua narrazione, quella telefonata fu solo un atto eseguito in cabina nel quartiere Africano di Roma, senza consapevolezza di star toccando un terreno così delicato.

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Le verifiche ancora aperte su Accetti

L’attenzione degli investigatori e della Commissione non si limita alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Da tempo vengono riesaminati anche altri episodi legati ad Accetti, oggi indagato in concorso con ignoti per il sequestro a scopo di estorsione di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi.

Tra i dossier tornati sotto osservazione c’è pure la morte di José Garramon, il tredicenne trovato senza vita nel dicembre dello stesso anno nella pineta di Castel Porziano. Accetti lo investì e fu condannato in via definitiva per omicidio colposo, ma gli inquirenti si chiedono se l’episodio possa essere stato qualcosa di più di un incidente.


Il ricordo della madre e gli esami sul

Su quel fronte, la settimana scorsa la Commissione ha ascoltato anche Maria Laura Bulanti, madre di José. La donna ha riconosciuto in Accetti il "finto prete" che si presentò a casa sua prima della scomparsa del figlio.

Nel frattempo il Ris dei Carabinieri sta svolgendo nuove analisi genetiche sul flauto consegnato da Accetti in procura quando si autoaccusò nel caso Orlandi. I risultati di questi accertamenti sono ancora attesi.

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