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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Oktoberfest, l’altra faccia della Ruota del Diavolo: 32mila video

L’attrazione bavarese è finita sotto accusa dopo la scoperta di migliaia di riprese clandestine realizzate sotto le gonne delle partecipanti.

Oltre 32.000 filmati collegati alla Ruota del Diavolo sono stati individuati sulle piattaforme del gruppo Meta, alcuni dei quali hanno raccolto milioni di visualizzazioni. Il dato emerge da un’inchiesta della Süddeutsche Zeitung, che ha riportato l’attenzione su un fenomeno illegale diventato una presenza inquietante all’Oktoberfest.


La giostra dietro ai video clandestini

La Teufelsrad è una pedana circolare che ruota aumentando progressivamente la velocità. Chi vi prende parte deve restare seduto il più a lungo possibile al centro della struttura, mentre la forza centrifuga tende a spingerlo verso il bordo.

L’attrazione, considerata sotto il profilo della sicurezza fisica, non rappresenta di per sé un particolare pericolo. Il problema è ciò che accade attorno alla pedana: diverse persone hanno utilizzato telecamere o telefoni per riprendere di nascosto le partecipanti sotto le gonne, alimentando una vasta circolazione di immagini in rete.


Le prime contromisure alla festa

All’interno del tendone che ospita la Teufelsrad, la polizia bavarese ha collocato avvisi in tedesco e in inglese per mettere in guardia il pubblico. Nel frattempo, la gestione dell’attrazione ha adottato una misura concreta per ridurre il rischio di nuove riprese.

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Elisabeth Polaczy, responsabile della giostra, ha spiegato alla Bbc di avere distribuito gratuitamente oltre 100 paia di pantaloncini da ciclista a donne e ragazze che indossavano abiti o gonne. «Voglio fare tutto il possibile per far sentire le persone al sicuro», ha dichiarato.


Una condotta già punita dalla legge

In Germania fotografare o filmare qualcuno sotto gli abiti senza consenso costituisce un reato dal 2020. La norma prevede fino a due anni di carcere oppure una sanzione economica, ma la sua esistenza non sembra aver impedito la diffusione dei contenuti legati all’attrazione.

Le organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle donne sostengono infatti che il solo strumento penale non sia sufficiente a fermare il fenomeno. La quantità di video rintracciati online e il numero di visualizzazioni mostrano quanto rapidamente questo tipo di materiale possa circolare, anche quando viene ottenuto in modo illecito.

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