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Cronaca 3 min di lettura44 min fa

Quando una ferita diventa un rischio: il modello di Ostia contro le recidive

Al Centro Paraplegici di Ostia un percorso coordinato affronta le lesioni da pressione dalla preparazione chirurgica alla riabilitazione, con attenzione alla prevenzione delle ricadute.

Per chi vive con una lesione midollare, una semplice area di pressione può trasformarsi rapidamente in un problema grave. Immobilità e perdita di sensibilità favoriscono infatti la compressione dei tessuti tra una superficie d’appoggio e una prominenza ossea: oltre il 75% delle lesioni, in questi pazienti, interessa la zona del bacino. Ad Ostia, il Centro Paraplegici “Gennaro di Rosa” ha messo a punto un percorso integrato per curarle e ridurre il rischio che si ripresentino.


Il pericolo è anche nelle complicanze

Le lesioni da pressione possono essere provocate dall’uso prolungato della sedia a rotelle, dall’immobilità o da dispositivi medici. Sabina Staccioli, chirurgo plastico dell’Asl Roma 3 in servizio al Centro Paraplegici e all’Ospedale G.B. Grassi di Ostia, spiega che l’assenza di sensibilità impedisce spesso al paziente di avvertire il danno nelle sue fasi iniziali.

Senza una gestione adeguata, l’ulcera può estendersi in profondità fino all’osso. Tra le conseguenze possibili figurano l’osteomielite, la sepsi e, più raramente, la trasformazione carcinomatosa. Per questo, secondo Staccioli, le persone con lesione midollare dovrebbero essere seguite in strutture dotate di competenze specifiche, così da evitare che il quadro clinico peggiori.


A Ostia la cura parte dalla causa

In Italia i centri specializzati nel trattamento di queste patologie sarebbero soltanto quattro o cinque, distribuiti tra Nord e Sud. Il protocollo sviluppato al Centro Paraplegici si basa su un principio preciso: chiudere la ferita non basta se non vengono rimosse le condizioni che l’hanno generata. “La difficoltà non è solo chiudere la lesione, ma evitare la recidiva”, sottolinea la chirurga.

Il percorso coinvolge più figure professionali: chirurgo plastico, medico paraplegista, terapista occupazionale, fisioterapista e infermiere. Dopo la valutazione negli ambulatori di Chirurgia plastica e di Fisiatria spinale, i pazienti che necessitano di un intervento vengono preparati al ricovero con medicazioni quotidiane, ausili antidecubito, analisi del sangue e indagini strumentali. I tamponi permettono di individuare i microrganismi presenti nell’ulcera e di predisporre una terapia antibiotica mirata; nello stesso periodo vengono corretti eventuali problemi come anemia e ipoalbuminemia.


L’intervento richiede due strutture

La fase operatoria si svolge all’Ospedale G.B. Grassi, grazie alla collaborazione con il Centro Paraplegici. Il ricovero prevede due notti nel reparto di Long Surgery, con materassi ad alta protezione e sorveglianza nella fase immediatamente successiva all’operazione. Gli anestesisti valutano il paziente prima dell’intervento, che nella maggior parte dei casi viene eseguito in anestesia generale: la posizione prona, la durata della procedura e la necessità di sostenere la respirazione rendono l’intubazione la soluzione più sicura.

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Durante l’operazione viene rimossa l’intera area ulcerata e, quando necessario, anche la parte di osso infetta. Sull’osso sono eseguiti esame colturale e antibiogramma; la superficie viene poi regolarizzata per eliminare le sporgenze che potrebbero favorire nuovi danni. La ricostruzione avviene soprattutto attraverso lembi fasciocutanei e, in casi più limitati, con lembi muscolocutanei. Le superfici utilizzate per il posizionamento sono preparate dai terapisti occupazionali per proteggere il paziente e consentire al chirurgo di lavorare correttamente.


La riabilitazione decide il risultato

Dopo l’operazione il paziente torna al Centro Paraplegici, dove prosegue con le medicazioni per circa tre settimane. In seguito entra nella fase riabilitativa affidata ai medici spinali, ai terapisti occupazionali e ai fisioterapisti, che organizzano una mobilizzazione graduale e intervengono sulle cicatrici.

Particolare attenzione viene riservata alla postura sulla sedia a rotelle e alla scelta degli ausili utili a distribuire meglio la pressione. “La recidiva a lungo termine resta strettamente collegata alla collaborazione del paziente”, afferma Staccioli: il rispetto delle indicazioni terapeutiche è quindi decisivo anche dopo la dimissione.

Secondo la chirurga, il modello garantisce elevate percentuali di successo e una bassa incidenza di recidive nell’immediato. Il Centro è diventato un punto di riferimento per il Centro-Sud grazie al coordinamento costruito negli anni tra professionisti e strutture diverse, dal trattamento iniziale fino al recupero funzionale.

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