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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Nuovi reati contro il disagio? L’avvertimento dell’Anm

Giuseppe Tango critica la risposta penale ai fatti di cronaca e chiede un’azione comune tra scuola, famiglie, istituzioni e società civile.

Punire di più non basta a fronteggiare il disagio giovanile e i reati commessi da minorenni. Giuseppe Tango, presidente dell’Anm, ha messo in guardia dal rischio che l’emergenza trasformi ogni episodio di cronaca in una nuova fattispecie penale o in un ulteriore aumento delle sanzioni.

Il tema è stato affrontato nella relazione presentata al Comitato direttivo centrale dell’associazione, con riferimento al nuovo decreto sicurezza. Secondo Tango, una simile impostazione può appesantire il lavoro dei tribunali senza intervenire sulle ragioni profonde dei fenomeni.

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La stretta penale non risolve tutto

Il presidente dell’Anm ha ribadito la condanna per vandalismi, violenze e devastazioni, esprimendo anche vicinanza agli agenti rimasti feriti. Allo stesso tempo, ha invitato a non confondere la necessità di reprimere i reati con l’idea che l’inasprimento delle pene sia sufficiente a eliminarne le cause.

«È una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena», ha affermato Tango durante il suo intervento. A suo giudizio, l’adozione frequente di nuove incriminazioni in risposta a episodi contingenti rappresenta una scelta miope, perché rischia di trasferire la complessità sociale sul solo piano giudiziario.

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Serve una rete oltre la repressione

Nel ragionamento del presidente dell’Anm, il disagio dei giovani richiede prima di tutto un’analisi delle sue origini e interventi coordinati. La magistratura e le forze dell’ordine, da sole, non avrebbero gli strumenti per affrontare una questione che coinvolge ambienti educativi, familiari e sociali.

Tango ha quindi indicato la necessità di una collaborazione stabile tra scuole, famiglie, terzo settore e istituzioni. La critica non riguarda la risposta agli episodi violenti in quanto tali, ma l’idea di affidare esclusivamente alla repressione la gestione di problemi complessi: «Questa non è una partita che la magistratura, le forze dell’ordine da sole possono mai vincere», ha concluso a margine del consiglio direttivo dell’associazione.

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