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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Alba, il vino finisce sotto accusa: corteo contro lo sfruttamento

Centinaia di persone hanno sfilato per denunciare il caporalato nelle campagne, dopo le minacce riferite dal direttore della Caritas cittadina.

Il tema del lavoro nei vigneti ha portato centinaia di persone in strada ad Alba, nel Cuneese. La manifestazione ha acceso i riflettori sulle condizioni dei braccianti e sul fenomeno del caporalato, con una mobilitazione promossa da Caritas albese, sindacati e associazioni locali.

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La denuncia partita dalla Caritas

Il corteo è nato dopo le prese di posizione di don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas di Alba, che nelle ultime settimane aveva riferito di avere ricevuto minacce per il suo impegno contro lo sfruttamento del lavoro agricolo.

I partecipanti hanno percorso il tragitto dalla sede del centro di accoglienza di via Pola fino a piazza San Paolo. Qui si sono svolti gli interventi dedicati alla necessità di contrastare quelle che gli organizzatori hanno definito forme di schiavitù nelle terre del vino.


Il confronto sul ruolo delle aziende

Tra i presenti c’era anche Matteo Ascheri, imprenditore vitivinicolo ed ex presidente del Consorzio di tutela del Barolo e Barbaresco. Nel dibattito sul coinvolgimento delle imprese, Ascheri ha respinto l’idea che le aziende possano essere considerate le principali vittime del fenomeno: «Sono le prime coinvolte, sono loro ad offrire lavoro e avere ricadute positive. Sentire che sono le prime vittime di questa situazione è una cosa inaudibile».

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Le sue parole hanno riaperto il confronto con Coldiretti Cuneo, che nei giorni precedenti aveva invece indicato proprio le aziende come le prime vittime del caporalato. Dal palco, il vescovo Marco Brunetti ha richiamato il valore della dignità del lavoro: «Il caporalato che sfrutta non è solo un reato, è un'offesa a Dio e all'uomo».


Tensione durante il percorso

Il passaggio del corteo davanti al centro giovani H Zone è stato accompagnato da brevi momenti di tensione. L’arrivo di un gruppo di contestatori ha richiesto l’intervento della polizia, senza interrompere lo svolgimento della manifestazione.

Nel suo intervento, Brunetti ha sostenuto che la ricerca del profitto non possa prevalere sui diritti delle persone. Il vescovo ha quindi messo al centro il bracciante e il lavoro dignitoso, contrapponendoli alla sola valorizzazione del prodotto finale.

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