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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Nunni Miolli, la voce che sfidò il fascismo: aveva 100 anni

La femminista romana aveva trasformato la propria esperienza in una testimonianza pubblica dopo l’agguato incendiario e armato del 1979 a Radio Città Futura.

Per molto tempo Nunni Miolli aveva scelto di non parlare dell’aggressione subita negli anni Settanta. In seguito, però, la sua vicenda è diventata un documentario e un libro, riportando alla luce una storia di militanza e violenza politica.


Una vita dedicata all’emancipazione

Miolli è morta a cento anni. A Roma aveva contribuito alla nascita del Collettivo casalinghe, esperienza femminista attraverso cui molte donne portarono nello spazio pubblico temi e condizioni di vita fino ad allora rimasti ai margini.

Il suo impegno si intrecciava con quello delle compagne con cui condivideva attività politica e comunicazione. La radio rappresentava per loro un luogo di discussione, ma anche un presidio esposto alle intimidazioni dell’estrema destra.

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L’assalto durante la trasmissione

Il 9 gennaio 1979 le cinque donne si trovavano negli studi di Radio Città Futura quando furono aggredite da un gruppo neofascista. Gli assalitori lanciarono ordigni incendiari e spararono contro di loro; il commando era guidato da Giusva Fioravanti.

Tutte riuscirono a sopravvivere, ma riportarono lesioni gravi. Per anni quell’episodio rimase avvolto dal silenzio di Miolli, fino alla decisione di affidare a un documentario e a un volume il ricordo dell’attacco e della sua esperienza femminista.

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