Garlasco, i Poggi non cambiano idea: «Per noi è Stasi
Giuseppe e Rita Poggi ribadiscono la loro posizione dopo la nuova indagine e spiegano perché l’eventuale restituzione del risarcimento non sarebbe un ostacolo.
Giuseppe e Rita Poggi non ritengono che l’apertura di una nuova indagine possa modificare da sola ciò che hanno stabilito i procedimenti giudiziari sulla morte di Chiara. Ospiti di Verissimo su Canale 5, i genitori della ragazza hanno spiegato che accetterebbero un eventuale nuovo esito soltanto se arrivasse dalla giustizia italiana.
La loro posizione resta quindi legata alla sentenza che ha indicato Alberto Stasi come responsabile. «Per noi vale la sentenza dello Stato italiano. Quando la giustizia italiana dirà qualcos’altro, ne prenderemo atto», ha affermato Rita Poggi durante l’intervista.
La posizione dei genitori resta invariata
Il padre di Chiara ha ricordato il lungo percorso processuale affrontato dalla famiglia, parlando di cinque processi distribuiti nell’arco di otto anni. Un periodo che, ha sottolineato, ha avuto un peso significativo per tutti i coinvolti.
I Poggi hanno comunque escluso di voler ignorare un’eventuale decisione diversa. La loro disponibilità ad accettarla, però, non coincide con un cambio di convinzione dettato soltanto dall’inchiesta in corso. «Non è che, perché una procura fa un’indagine, allora si accende la lampadina e uno cambia idea», hanno spiegato nel corso del programma.
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Rita ha poi ribadito che, fino a quando non emergerà formalmente un altro responsabile indicato dalla giustizia, per la famiglia il colpevole resta Stasi. Se invece arrivasse un diverso nome al termine degli accertamenti, i genitori hanno detto che ne prenderebbero atto.
Il risarcimento e il conto condiviso
Nel corso della conversazione si è parlato anche del risarcimento collegato alla vicenda. Giuseppe Poggi ha chiarito che la somma si trova su un conto corrente intestato ai tre interessati e che Alberto versa due quinti di quanto guadagna lavorando.
Secondo il padre di Chiara, il denaro è ancora depositato e, per questa ragione, un’eventuale restituzione non rappresenterebbe una difficoltà concreta. La questione economica, ha concluso, rimarrebbe dunque separata dalla posizione della famiglia sull’esito della nuova indagine.
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