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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Neuropatie disimmuni, la ricerca punta su tre bersagli: cosa cambia

Dal complemento ai linfociti B, gli studi esplorano nuove opzioni mentre resta centrale un’assistenza costruita sulle esigenze di ogni paziente.

Il sistema del complemento potrebbe diventare uno dei principali fronti terapeutici per alcune neuropatie disimmuni. I risultati finora disponibili sono considerati incoraggianti sia nella Cidp sia nella neuropatia motoria multifocale, ma per valutare meglio l’efficacia dell’approccio si attendono i dati conclusivi dello studio Arda, una sperimentazione di fase 2 ancora in corso.

Tra le molecole in sviluppo più avanzato vengono citati il riluzolumab e l’efgartigimod. Secondo Fiore Manganelli, presidente dell’Asnp-Associazione italiana per lo studio del sistema nervoso periferico, l’inibizione del complemento sembra avere un peso particolare in uno specifico gruppo di pazienti e alcuni dei farmaci studiati sono già stati valutati anche in altre patologie neuromuscolari.


Tre bersagli per nuove terapie

Il programma di ricerca si muove soprattutto lungo tre direttrici: i linfociti B, il recettore FcRn coinvolto nel riciclo delle immunoglobuline G e il sistema del complemento. L’obiettivo è individuare trattamenti più selettivi, capaci di rispondere ai casi ancora difficili da controllare e di limitare la progressione della disabilità.

Sul versante dei linfociti B, il rituximab rappresenta un riferimento anche per la neuropatia paraproteinemica anti-Mag, caratterizzata da anticorpi rivolti contro una componente della mielina. L’Agenzia italiana del farmaco ne ha previsto l’impiego quando la gravità della malattia raggiunge un determinato livello, misurato con la scala Incat. Poiché la risposta non è uguale per tutti, sono allo studio farmaci con meccanismi differenti, tra cui gli inibitori delle tirosin-chinasi di Bruton.

Un altro percorso riguarda l’FcRn, recettore neonatale del frammento Fc. I medicinali diretti contro questo bersaglio riducono la quantità di IgG presenti nel sangue, comprese quelle patogene associate alla Cidp. Sono stati esaminati l’FcRn IgG modulator e il rozanolixizumab; inoltre, altri studi clinici di fase 2 e 3 stanno valutando nuove molecole della stessa classe.


I limiti delle cure disponibili

La Cidp comprende le polineuropatie infiammatorie croniche demielinizzanti, nella forma tipica e nelle sue varianti. Nello stesso gruppo rientrano le neuropatie paraproteinemiche collegate agli anticorpi anti-Mag e le nodo-paranodopatie, categoria nella quale sono comprese anche forme come le neuropatie motorie multifocali.

Per l’avvio del trattamento si ricorre principalmente a immunoglobuline endovena, corticosteroidi o plasmaferesi. Il mantenimento può invece prevedere immunoglobuline per via endovenosa a intervalli variabili, la somministrazione sottocutanea oppure la versione facilitata con ialuronidasi, che permette di utilizzare volumi maggiori riducendo il numero delle infusioni.

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Restano però criticità rilevanti: tra il 20% e il 30% dei pazienti ottiene una risposta insufficiente alle terapie disponibili, circa la metà deve proseguire a lungo con il trattamento di mantenimento e quasi il 30% presenta una disabilità moderata o severa. Per questo, ha spiegato Manganelli, è necessaria una selezione attenta dei pazienti che potrebbero passare dalle cure convenzionali ai nuovi approcci.


La presa in carico resta decisiva

L’innovazione, secondo l’esperto, non può essere separata dal rapporto con la persona malata. “Tutto passa attraverso la presa in carico del paziente: oltre a erogare la terapia, dobbiamo fare il percorso assieme a lui”, ha affermato, sottolineando che l’efficacia dei farmaci deve accompagnarsi a una gestione complessiva del percorso assistenziale.

Manganelli ha osservato che il quadro delle cure sta evolvendo rapidamente, senza ridurre il valore delle strategie già utilizzate. La ricerca punta infatti a colpire bersagli biologici sempre più precisi per migliorare il controllo della malattia, diminuire la dipendenza dai trattamenti continuativi e contenere l’impatto della disabilità.

Le valutazioni sono state presentate durante il seminario online “Dalla ricerca alla vita – Quando le biotecnologie diventano qualità della vita”, realizzato da WeHealth con il contributo non condizionato di Argenx e promosso da Cidp Italia Aps in occasione della Settimana europea delle biotecnologie 2026. L’incontro ha riunito il tema dello sviluppo biotecnologico e quello, altrettanto centrale, della qualità dell’assistenza offerta alle persone con neuropatie disimmuni.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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