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Cronaca 2 min di lettura3 giorni fa

Neonazismo, 17 indagati: tra gli obiettivi anche le torri di Bologna

L’inchiesta tra chat, propaganda e piani di attentato coinvolge 14 minorenni e attraversa più province italiane

Le contestazioni comprendono ipotesi gravissime: dall’associazione con finalità terroristica o eversiva agli atti terroristici con esplosivi, passando per l’istigazione all’odio etnico e razziale, la propaganda discriminatoria e l’apologia del fascismo. Nel fascicolo compaiono anche accuse relative a offese al Presidente della Repubblica e alla detenzione abusiva di armi.


Un’ideologia costruita sulla violenza

Secondo gli investigatori, nelle discussioni online non sarebbe emersa soltanto l’esaltazione del fascismo storico o di Benito Mussolini. I partecipanti avrebbero ragionato sulla necessità di rilanciare un progetto politico ispirato a quelle idee, fino a prospettare una rivoluzione fascista capace di sovvertire l’assetto democratico.

Tra gli elementi valorizzati dagli inquirenti figurano anche i richiami alla cosiddetta “terza posizione” e la presenza a commemorazioni svolte a Predappio. Gli appuntamenti sarebbero stati considerati dal gruppo momenti di incontro e di rafforzamento della propria identità politica.


Razzismo e negazione della Shoah

Il materiale raccolto nelle chat avrebbe inoltre evidenziato posizioni fondate sulla presunta superiorità di una componente etnica e messaggi di odio razziale. Alcuni utenti, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero messo in dubbio il numero degli ebrei uccisi durante lo sterminio nazista.

Nelle conversazioni sarebbero apparse anche presunte “prove” utilizzate per negare la ricostruzione storica dell’Olocausto. Per gli investigatori, questi contenuti contribuirebbero a delineare l’ambiente ideologico nel quale sarebbero maturati i progetti di violenza.


Nel mirino i simboli di Bologna

Uno dei piani più allarmanti avrebbe riguardato Bologna. Il 17 settembre 2024, in un gruppo Telegram, sarebbe comparsa la formula “Torri Gemelle 2.0”, collegata all’ipotesi di colpire la Torre degli Asinelli e la Garisenda, fino a provocarne il crollo.

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I messaggi avrebbero evocato anche un possibile “botto” e gli effetti di un attentato nel cuore della città. L’idea sarebbe stata inserita in una contrapposizione politica: Bologna veniva descritta come espressione della sinistra e del comunismo, mentre alcune conversazioni avrebbero invocato la distruzione della città e la sua trasformazione “in fiamme”.


Un attentato fermato prima dell’azione

A Modena, invece, l’obiettivo indicato sarebbe stato il circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzione, collegato all’Internazionale Comunista Rivoluzionaria. Il gruppo avrebbe fissato al 29 settembre 2024 la data per raggiungere la sede e incendiarla con bottiglie molotov o altri contenitori incendiari.

Le chat avrebbero registrato anche scambi sulla ricerca di sostanze infiammabili e sulla costruzione artigianale di ordigni. Il piano non sarebbe arrivato alla fase operativa: l’intervento degli investigatori avrebbe preceduto l’acquisto della benzina e l’assemblaggio del materiale necessario.


Un gruppo seguito per un anno

L’indagine, condotta da Ros dei carabinieri e Digos, si è sviluppata tra febbraio 2024 e febbraio 2025. Nel complesso risultano coinvolte 17 persone, distribuite in varie aree del Paese; 14 di loro sarebbero minorenni.

Tra gli indagati ci sarebbero tre giovani residenti nel Reggiano e un ragazzo di 17 anni della provincia di Modena. A quest’ultimo gli investigatori attribuirebbero soprattutto mansioni pratiche e la partecipazione a diverse iniziative, mentre ideazione e coordinamento sarebbero stati ricondotti a due maggiorenni residenti in Veneto.

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