Movimento 17 Ottobre, chi c’è dietro? Le piazze cambiano volto
Tra convocazioni digitali, indagini e proteste in diverse città, resta incerto il ruolo della nuova sigla e il suo eventuale legame con Italia in piazza.
A Torino, Roma, Firenze, Bologna e Milano si stanno muovendo realtà molto diverse: collettivi studenteschi, organizzazioni già attive sul territorio e gruppi autonomi. La mobilitazione prevista per oggi, però, arriva in un clima di forte allerta, con le forze dell’ordine impegnate a controllare possibili iniziative di gruppi neofascisti e appartenenti alle curve.
A Torino Askatasuna aveva già annunciato un corteo un mese fa, mentre nella capitale è prevista una manifestazione contro la guerra. A Firenze un corteo non annunciato sta attraversando il centro e a Bologna gli studenti hanno cominciato a radunarsi già dalla mattina. A Milano, invece, sono stati osservati piccoli gruppi che si spostano senza un coordinamento evidente.
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Le piazze cambiano strategia
La nuova sigla ha modificato il modo di convocare i partecipanti. Nei messaggi diffusi sui gruppi Telegram e sui profili social collegati al Movimento 17 Ottobre si legge: «Il movimento si deve fare fluido».
Gli appuntamenti fissati in anticipo sono stati sostituiti da indicazioni destinate ad arrivare poco prima dell’inizio, con tre possibili convocazioni a un’ora dalla manifestazione e un solo luogo di raccolta finale. Finora, tuttavia, questi annunci non sono comparsi nelle conversazioni online. Le principali piazze sono state sottoposte a misure di sicurezza straordinarie: a Milano è stato previsto anche l’impiego dell’esercito, mentre a Roma sono stati annunciati 1.500 droni.
La scelta di rendere meno prevedibili gli spostamenti si inserisce in un quadro ancora privo di una struttura riconoscibile. Non è chiaro se esista un coordinamento nazionale né quale rapporto colleghi le iniziative delle diverse città.
Indagini senza una regia accertata
Per sette giorni gli investigatori hanno proceduto con interrogatori, controlli, perquisizioni e identificazioni in varie località italiane. Gli inquirenti valutano l’ipotesi di una pianificazione comune, ma al momento non dispongono di elementi definitivi per confermarla.
La situazione ha spinto il Viminale a predisporre un ampio dispositivo di sicurezza in vista della nuova giornata di protesta. L’attenzione è rivolta anche alla possibile presenza di gruppi neofascisti e tifoserie organizzate, che potrebbero cercare il confronto con i manifestanti.
Secondo le ultime informazioni investigative, un possibile referente del Movimento 17 Ottobre sarebbe Youssef Siher, trentenne bresciano, ricercatore dell’Ispi e giornalista collaboratore di diverse testate nazionali. Gli investigatori ritengono che possa gestire la pagina Instagram comparsa il 18 ottobre e utilizzata per diffondere comunicati a nome della sigla. L’eventuale identificazione, però, non chiarisce l’esistenza di una vera organizzazione né l’eventuale presenza di altri responsabili territoriali.
Dalla protesta spontanea alla nuova sigla
Il Movimento 17 Ottobre è apparso dopo una prima serie di iniziative promosse da Italia in piazza. Quest’ultima sigla era comparsa in rete poco più di una settimana fa, mentre in Europa e in Italia crescevano le proteste di sindacati, studenti e autotrasportatori.
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Italia in piazza non mostrava collegamenti con collettivi o organizzazioni storiche dell’attivismo. Non aveva un portavoce riconoscibile, un simbolo stabile o un riferimento politico esplicito. I suoi messaggi invitavano a scendere in strada contro il costo della vita, l’aumento dei prezzi, gli stipendi considerati insufficienti e l’accessibilità sempre più difficile delle città.
Tra le indicazioni diffuse c’era anche l’invito a portare il tricolore. Le autorizzazioni per alcuni presidi, soprattutto universitari o studenteschi, furono richieste da persone senza precedenti rapporti con il mondo dell’attivismo. Agli investigatori avrebbero spiegato di essersi attivate dopo aver letto gli appelli diffusi in rete o nelle conversazioni cittadine e studentesche.
Una mobilitazione senza confini politici
Alle prime convocazioni aderirono persone con esperienze e orientamenti molto differenti: cittadini privi di appartenenza organizzativa, gruppi studenteschi, sostenitori contrari ai vaccini, ex partecipanti ai movimenti dei gilet gialli e nuclei locali dell’estrema destra. A occupare maggiormente lo spazio pubblico furono comunque ragazzi e giovanissimi.
A Milano la protesta ha assunto una dimensione particolarmente violenta. Tra i presenti c’erano numerosi giovani provenienti dalle periferie, molti dei quali appartenenti alla seconda generazione. Gli episodi di vandalismo e gli scontri hanno sorpreso anche collettivi, comitati, sindacati, partiti e organizzazioni storiche dell’area antagonista.
La tensione è aumentata il giorno successivo, quando nel centro del capoluogo lombardo si sono verificati nuovi disordini. Centinaia di persone, in gran parte minorenni, sono state fermate e trattenute per una notte negli uffici della polizia prima di essere rilasciate; alcuni partecipanti, tra cui minorenni, sono stati arrestati.
Fermi, denunce e reazioni politiche
Al gruppo legale Hub for defenders, sostenuto da una rete di oltre 20 associazioni della società civile tra cui ARCI, A SUD, Un Ponte Per, Amnesty International Italia, Giuristi Democratici e Legal Team Italia, sono giunte almeno una quarantina di segnalazioni relative a presunte violenze e abusi.
Il governo ha chiesto una risposta più severa e ha rilanciato l’ipotesi di nuove strutture penitenziarie per i minori. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha condannato gli episodi violenti, ma ha anche invitato a evitare risposte semplicistiche e a comprendere il disagio espresso da molti giovani.
Nel frattempo, sui social è comparsa la denominazione Movimento 17 Ottobre. La sigla sembra aver cercato di riunire proteste nate in contesti diversi e di attribuirsi un ruolo di coordinamento, ma restano da chiarire sia la sua reale consistenza sia i rapporti con Italia in piazza, che aveva lanciato le prime iniziative.
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