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Cronaca 2 min di lettura25 set

Minorenni nel mirino del Ros: chat, armi e propaganda neonazista

Perquisizioni in più città dopo un’indagine su gruppi online in cui circolavano simboli nazisti, manuali operativi e contenuti d’odio contro minoranze e religioni.

Le indagini hanno portato a 17 perquisizioni, 14 delle quali riguardano minorenni, dopo la comparsa online di contenuti che esaltavano stragi, suprematismo e odio razziale. Nel quadro investigativo sono finite chat e gruppi social in cui venivano rilanciati messaggi radicali, istruzioni pratiche e riferimenti a attentati compiuti da estremisti.


La rete dei gruppi online

Secondo gli inquirenti, alcuni degli indagati frequentavano la chat "Chat del Nuovo Ordine Europeo", mentre altri facevano parte del gruppo "Fronte Fascista Italiano". In quegli spazi circolavano messaggi ostili verso ebrei, omosessuali e persone di colore, insieme a contenuti celebrativi su figure come Hitler e Brenton Tarrant.

Gli investigatori descrivono anche la diffusione di manifesti e documenti legati ad attentatori suprematisti, accompagnati da indicazioni su come preparare ordigni esplosivi e usare armi. In parallelo, sarebbero stati condivisi manuali di autoaddestramento e suggerimenti per azioni dirette.


Il materiale sequestrato durante le perquisizioni

L’attività del Ros e della Digos ha interessato diverse città italiane ed è stata coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Nell’operazione hanno lavorato anche gli uffici territoriali di più province, con l’appoggio delle Digos locali.

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Nel corso dei controlli sono stati trovati e sequestrati coltelli, vessilli, reperti con richiami nazisti e vari dispositivi informatici usati per diffondere la propaganda. Tra i materiali recuperati figurano anche oggetti riconducibili all’iconografia dell’estrema destra.


Le contestazioni agli indagati

Ai soggetti coinvolti vengono attribuiti, secondo le rispettive posizioni, reati di istigazione a delinquere, propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre a condotte legate all’addestramento in funzione terroristica e all’associazione con finalità di terrorismo. Le accuse tengono conto anche delle aggravanti collegate al contesto emerso dall’inchiesta.

Un altro elemento ricostruito dagli investigatori riguarda i giochi online, dove alcuni indagati avrebbero simulato l’uccisione virtuale di persone appartenenti a minoranze etniche. Nel fascicolo è finita anche la promozione del gruppo suprematista "The Base", indicato insieme ad altri materiali di formazione e radicalizzazione.

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