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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Milo Infante, il dolore del passato e la nuova sfida con Toffanin

Nel salotto di Verissimo il conduttore ha parlato del passaggio a Mediaset, della famiglia e dei casi di cronaca che continua a portare con sé.

La parte più intensa dell’intervista di Milo Infante a Verissimo riguarda il rapporto con il padre e un rimorso che il conduttore non è mai riuscito a lasciarsi alle spalle. Nel corso della conversazione con Silvia Toffanin, però, ha trovato spazio anche l’ironia, soprattutto quando ha raccontato il suo debutto nel nuovo studio di Mediaset.


Il ricordo del padre resta una ferita

Infante ha spiegato di aver dovuto affrontare una scelta difficile quando la madre non c’era più e il padre, anziano e affetto da diverse patologie, non poteva più vivere da solo. Nonostante fosse ancora lucido, era diventato molto fragile dal punto di vista fisico e i medici avevano consigliato il trasferimento in una struttura.

Il giornalista ha poi rievocato l’ultima visita. Il padre gli chiese di portarlo via, ma a 30 anni Infante, preso dal lavoro, non comprese fino in fondo il significato di quelle parole. Due giorni dopo l’uomo morì. “Questa cosa me la porto ancora dentro”, ha ammesso con la voce spezzata.

Parlando della propria adolescenza, il conduttore ha ricordato anche le difficoltà economiche della famiglia. Nell’appartamento di 52 metri quadrati in Viale Monza 325, una volta disse alla madre di provare vergogna nel far entrare gli amici: solo da adulto, ha raccontato, ha capito quanto impegno fosse costato ai genitori andare avanti.


La nuova avventura parte dall’emozione

L’ingresso nello studio è stato invece segnato da una battuta rivolta a Toffanin. Dopo la presentazione della conduttrice, che lo ha definito un giornalista rigoroso e un professionista serio, Infante ha confessato di essere emozionato e ha aggiunto: “Tu sei bellissima oltre che bravissima, io mi sento il brutto anatroccolo”.

Il passaggio dalla Rai a Mediaset, avvenuto di recente, gli ha lasciato timori e interrogativi. Infante ha ammesso di avere avuto paura di deludere il pubblico, Pier Silvio Berlusconi e il direttore, chiedendosi più volte se la decisione fosse quella giusta. A sostenerlo sono stati la moglie, il figlio e il gruppo di lavoro; anche il semplice benvenuto ricevuto all’arrivo gli è rimasto impresso.

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Della lunga esperienza in Rai conserva comunque un bilancio positivo, fatto di battaglie professionali e soddisfazioni. Nonostante il cambiamento, ha detto di non provare rimpianti per gli anni trascorsi nella precedente azienda.


Famiglia e cronaca, il peso quotidiano

Infante è sposato da 20 anni con Sara Venturi e ha un figlio, Daniele, che oggi ha 18 anni. Ha descritto la moglie come la propria “roccia”, il punto fermo della famiglia insieme al ragazzo, definita come l’unica casa che sente davvero sua.

Nella parte finale dell’intervista ha parlato del rapporto con le vicende di cronaca seguite nel corso della carriera. Il conduttore ha spiegato di assorbire la sofferenza delle persone coinvolte e di portarla con sé anche una volta rientrato a casa.

Tra i casi che sente più vicini ha citato quello di Denise Pipitone e la situazione di Piera Maggio, oltre alla vicenda della madre di Alberto Stasi. Infante ha respinto l’idea di essere ossessionato dal caso di Denise, spiegando di sentirsi piuttosto in colpa per una madre che continua a cercare la propria figlia senza arrendersi.

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