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Cronaca 3 min di lettura5 giorni fa

Milano, Siciliano rinuncia alla lista: il motivo che pesa sulla Procura

L’ex procuratrice aggiunta fa marcia indietro dopo mesi di polemiche sulla sua scelta di candidarsi con Milano Libera e sul suo passato in magistratura.

Tiziana Siciliano ha deciso di fermarsi e non entrerà nella competizione elettorale del 2027. L’ex procuratrice aggiunta di Milano, finita al centro delle discussioni per la sua candidatura, parla di una scelta dolorosa ma necessaria per non trascinare nell’agone politico il lavoro dei magistrati che l’hanno affiancata in Procura.


Il passo indietro dopo le polemiche

Nella lettera che Open ha visto in anticipo, Siciliano spiega di aver sopportato le critiche legate a una normale campagna elettorale, ma non gli attacchi fondati su «falsità e insinuazioni» collegati alla sua attività passata. È questo, racconta, ad averla spinta a riconsiderare tutto.

La candidata non sarà quindi in campo né con la lista civica “Milano Libera”, che resta comunque presente nella corsa, né con altre formazioni. Il nome dell’ex magistrata era stato accostato anche a un possibile incarico da vicesindaco, ma quel profilo è ormai tramontato.


Dalla disponibilità alla rinuncia

La sua disponibilità era arrivata dopo il pensionamento, quando aveva deciso di affiancare la lista guidata da Massimiliano Lisa. Siciliano aveva spiegato di voler mettere esperienza e competenze al servizio della città, condividendo il programma presentato dal candidato civico.

Nel testo che ha anticipato la sua decisione, l’ex pm chiarisce di non avere alcuna attrazione per il potere, nemmeno quello politico. Dice invece di aver creduto in un progetto amministrativo che giudicava coerente con i propri convincimenti e con gli obiettivi della lista.


Il peso del caso urbanistica

Il clima si è poi irrigidito soprattutto per il suo ruolo nell’indagine sull’urbanistica milanese. Siciliano coordinava il gruppo di magistrati che lavorava sui vari capitoli del fascicolo aperto nel 2023, relativo a operazioni edilizie e autorizzazioni concesse dal Comune per alcune trasformazioni della città.

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La vicenda è arrivata fino a Beppe Sala nel luglio 2025, quando il sindaco è stato iscritto nel registro degli indagati per due ipotesi: false dichiarazioni sulle qualità personali legate alla nomina di Giuseppe Marinoni alla guida della Commissione Paesaggio e concorso in induzione indebita nel dossier Pirellino.


Lo scontro con Sala e la scelta finale

A giugno il sindaco aveva accusato apertamente Siciliano, sostenendo che «c’è una parte della Procura che fa politica» e indicando la sua candidatura come prova di una sovrapposizione tra giustizia e impegno pubblico. Proprio quelle parole, unite alle polemiche seguite alla sua disponibilità, hanno alimentato il clima attorno al suo nome.

Ora l’ex magistrata ribadisce che, con l’avvicinarsi della campagna elettorale, gli attacchi sarebbero diventati ancora più duri. Per questo ritiene più giusto arretrare, così da non offrire appigli a chi voglia usare la sua scelta per mettere in discussione la magistratura e, in particolare, il lavoro dei colleghi della Procura.


Una lunga carriera in toga

Per quattro decenni Siciliano ha fatto parte dell’ufficio giudiziario milanese e si è occupata di alcune vicende di forte richiamo pubblico. Tra queste ci sono il processo Ruby ter a Silvio Berlusconi, l’inchiesta sulla clinica Santa Rita, soprannominata la “clinica degli orrori”, e il disastro ferroviario di Pioltello del 2018.

Nel suo percorso rientrano anche il procedimento per il caso Dj Fabo contro Marco Cappato e il rogo della Rsa Casa per coniugi. È questo bagaglio professionale, rivendicato nella lettera, che oggi Siciliano dice di voler proteggere da ogni strumentalizzazione.

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