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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Milano, chi c’è dietro le proteste? L’ipotesi sul ruolo di Siher

Il criminologo Marco Boschi invita alla cautela sul 30enne fermato e analizza l’uso dei social, la rabbia giovanile e la possibile autonomia dei diversi fronti di protesta.

L’arresto di Youssef Siher, 30 anni, ha aperto un interrogativo sul reale assetto del Movimento 17 ottobre, indicato dagli investigatori come il gruppo alla base delle mobilitazioni svoltesi a Milano e in altre località negli ultimi due fine settimana. Per Marco Boschi, docente di Criminologia del terrorismo, non si può escludere che l’attivista e giornalista freelance abbia organizzato l’attività senza una rete strutturata alle sue spalle.

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Il ruolo di Siher resta da chiarire

Intervenuto a Tgcom24, Boschi ha descritto Siher come una persona dotata di contatti anche internazionali e con esperienze nel giornalismo, nello studio e nella ricerca su temi specifici, tra cui il Medio Oriente. Questi elementi, secondo il docente, rendono necessario attendere gli sviluppi dell’inchiesta prima di delineare responsabilità e collegamenti.

«Non sarebbe impossibile che abbia fatto tutto da solo», ha osservato Boschi parlando dell’ipotesi investigativa. Il professore ha comunque rimandato ogni valutazione definitiva alle informazioni che emergeranno dalle attività della polizia giudiziaria sul suo conto e sull’organizzazione delle proteste.


Social e rabbia nelle piazze

L’impiego delle piattaforme digitali per convocare riunioni e cortei non rappresenta una novità. Boschi ha ricordato che strumenti come Telegram vengono utilizzati da tempo anche per coordinare attività legate a contesti terroristici, senza che il loro uso dimostri automaticamente l’esistenza di un collegamento diretto tra i partecipanti.

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Secondo il criminologo, più mobilitazioni possono svilupparsi nello stesso periodo e avere obiettivi in parte sovrapposti, pur rimanendo separate. Alla protesta contro le politiche del governo possono infatti aggiungersi dinamiche di frustrazione e aggressività: atti come saccheggi e danneggiamenti diventano, per alcuni, una compensazione simbolica rispetto a ciò che non hanno ottenuto o temono di non ottenere nella propria vita.


Perché i più giovani sono coinvolti

Boschi ha attribuito un peso particolare alla presenza dei giovanissimi, che spesso incontrano maggiori difficoltà nel contenere gli impulsi aggressivi. In una manifestazione, queste spinte possono sommarsi alle ragioni politiche iniziali e produrre comportamenti diversi tra loro.

È questa, secondo il docente, la possibile chiave di lettura degli episodi registrati soprattutto a Torino e Milano: proteste nate da contestazioni alle scelte governative possono trasformarsi in contesti dove convivono dissenso organizzato, frustrazione personale e condotte violente, senza che ciò provi necessariamente un’unica regia.

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