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Cronaca 3 min di lettura5 ore fa

Mezzogiorno e il peso del giudizio: «Mi chiamavano malata

L’attrice racconta il ritorno al lavoro, gli anni dedicati ai figli e le critiche ricevute dopo l’aumento di peso, senza risparmiare il sistema del cinema italiano.

Le voci sul suo conto sono diventate più pesanti proprio quando Giovanna Mezzogiorno attraversava una fase delicata della vita. Dopo la maternità, l’attrice romana è stata giudicata per il cambiamento fisico e, racconta, qualcuno è arrivato a definirla drogata o malata. Oggi, mentre torna sul grande schermo con due nuovi film, ripercorre quelle esperienze e il lungo periodo in cui ha scelto di allontanarsi dal lavoro.


Il corpo ancora sotto esame

Mezzogiorno ha spiegato di aver trasformato l’esperienza dell’aumento di peso anche nel soggetto di un cortometraggio. Nel suo racconto, il problema non riguarda soltanto le critiche ricevute, ma un meccanismo che tende a non perdonare alle attrici il cambiamento del corpo.

«Se prendi peso, non te lo perdonano», ha affermato, ricordando le insinuazioni sulla sua salute. A suo giudizio, definire malata una persona senza conoscerne le condizioni è anche una mancanza di rispetto verso chi affronta davvero una malattia; con il tempo, però, ha scelto di non dare più importanza a quelle parole.


La pausa scelta per i figli

La decisione di fermarsi non è arrivata soltanto per costruire una famiglia. L’interprete ha raccontato di aver sentito il bisogno di interrompere per un periodo il ritmo professionale, dedicandosi a se stessa dopo anni vissuti con grande intensità. Quando sono nati i figli, si è trasferita a Torino, lontano dal centro romano nel quale si concentrano incontri, produzioni e occasioni di lavoro.

La gestione quotidiana dei gemelli ha richiesto energie notevoli. Quando avevano un anno, Mezzogiorno li portò con sé a Trento per girare il film “Vino dentro”: lavorava di notte, poi tornava a casa all’alba, si occupava dei bambini e li accompagnava fuori con il passeggino. Dopo quel periodo comprese che non avrebbe potuto sostenere a lungo quel ritmo e rimase lontana dai set per circa due o tre anni, fino all’inizio della scuola materna.

Oggi i due ragazzi hanno quindici anni e conducono una vita tranquilla. La madre conosce i loro amici e apprezza le dimensioni più contenute di Torino, che le permettono di sapere con maggiore facilità dove si trovano. Ha mantenuto i rapporti con le altre madri, ma ha scelto di non entrare nella chat dei genitori, lasciando quel compito al padre.

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La critica a un cinema chiuso

Nel frattempo, l’attrice è tornata al cinema con “Sotto a chi tocca”, diretto da Giorgio Pasotti, e “Se ami qualcuno, dillo”, firmato da Marco Bonini. I due registi sono suoi amici e colleghi, ma il ritorno davanti alla macchina da presa le ha dato anche l’occasione per parlare dei limiti dell’industria italiana.

Secondo Mezzogiorno, molti registi tendono a rivolgersi sempre agli stessi interpreti, anche dopo averli già scelti numerose volte. «È molto bello e arricchente esplorare sfumature diverse. Perché il cinema è un’arte e, in quanto tale, ha bisogno di creatività, di innovazione, di sperimentazione», ha detto, sostenendo che la ripetizione delle medesime scelte impoverisca la possibilità di scoprire volti e sensibilità differenti.


Amori, tempo e futuro

Parlando della sua vita sentimentale, Mezzogiorno ha ricordato di aver amato profondamente e di essere stata ricambiata, attraversando tanto la sofferenza quanto momenti di grande felicità. Non avverte però oggi la mancanza di una relazione amorosa.

Il passare degli anni la colpisce soprattutto osservando i figli, nati il 26 agosto 2011 dal rapporto con Alessio Fugolo, macchinista. La coppia si è separata nel 2022. Vederli crescere rapidamente, fino a raggiungere dieci centimetri in più in un anno e il numero 44 di scarpe, le fa percepire quanto presto diventeranno indipendenti.

«Siamo ancora in pista, e continueremo a esserlo», ha concluso. Per il momento cerca di accompagnarli senza essere soffocante, consapevole che il distacco dai genitori è una tappa già vissuta da tutti, compresa lei.

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