Meno sbarchi, più vittime: il paradosso del nuovo Patto Ue
Il dossier Idos fotografa il calo degli arrivi e delle richieste d’asilo, ma segnala più morti in mare, diritti compressi e arretrati nelle domande di protezione.
Il Mediterraneo registra meno arrivi, ma il bilancio umano peggiora. Nei primi otto mesi del 2026 sono state accertate 1.733 vittime durante le traversate, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente erano state 1.248: una crescita che contrasta con la diminuzione degli ingressi irregolari e degli sbarchi.
Il quadro è al centro della nuova edizione del Dossier Statistico Immigrazione, curato da Idos insieme al Centro studi Confronti e all’Istituto di studi politici “S. Pio V”. Il volume, giunto alla 36ª edizione, sarà presentato il 27 ottobre a Roma e contemporaneamente nelle regioni italiane, con analisi dedicate ai diversi territori.
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Il calo degli arrivi non salva vite
Tra gennaio e agosto 2026, le persone giunte via mare in tutto il Mediterraneo sono state poco più di 51mila, contro le circa 86mila registrate nei primi otto mesi del 2025. La riduzione degli arrivi, tuttavia, non coincide con un viaggio più sicuro per chi tenta la traversata.
Nel Mediterraneo centrale i decessi sono saliti a 914, rispetto agli 827 dell’anno precedente, con un incremento dell’11%. Secondo Sos Mediterranee Italia, il contributo inserito nel dossier ricostruisce dieci anni di ostacoli e restrizioni al soccorso civile: la perdita di vite, sostiene l’organizzazione, “non è una fatalità, ma il risultato di precise scelte politiche”.
Il Patto Ue parte tra molte contraddizioni
È questo lo scenario nel quale ha iniziato ad applicarsi, dal 12 giugno scorso, il nuovo Patto dell’Unione europea su migrazione e asilo. Idos lo definisce una sorta di “anno zero”, ma mette in dubbio la sua adeguatezza di fronte all’aumento delle morti, delle violazioni dei diritti, delle richieste di protezione ancora senza risposta e dell’ostilità verso le attività di salvataggio in mare.
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Il dossier individua nel provvedimento un’impronta riconducibile anche alle politiche sperimentate dall’Italia nell’arco di circa vent’anni. Il riferimento è soprattutto alla gestione esterna delle frontiere attraverso intese con gli Stati nordafricani: dal primo accordo con la Tunisia, firmato nel 1998, fino agli accordi del 2020 e al Memorandum siglato con l’Ue nel 2023.
Libia, il costo degli accordi esterni
La collaborazione con la Libia ha portato, tra il 2017 e il 2025, all’intercettazione di 192.788 persone in movimento nel Mediterraneo e al loro trasferimento nei centri di detenzione. Per il dossier, questi dati mostrano una realtà più articolata rispetto alla narrazione fondata sull’emergenza e sulla sicurezza.
Nonostante l’impatto umanitario, osserva il rapporto, i numeri sembrano incidere poco sia sulle decisioni politiche sia sul dibattito pubblico. L’edizione 2026 del volume raccoglie 98 capitoli e un’appendice statistica, per complessive 512 pagine, realizzate con il contributo di 148 autori.
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