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Cronaca 4 min di lettura6 ore fa

Meningite, il buco della prevenzione: 17 Regioni vaccinano gli adolescenti

L’indagine GSK-Human8 fotografa una conoscenza diffusa ma una percezione debole del pericolo, mentre molti ragazzi ignorano il proprio stato vaccinale.

La protezione contro il meningococco B è prevista per i nuovi nati dal 2017, ma per gli adolescenti l’offerta non è ancora uniforme in tutta Italia. Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025 consente di proporla anche tra gli 11 e i 12 anni e nella fascia 12-18, secondo le scelte legate alla situazione epidemiologica regionale.

Antonio D’Avino, presidente della Federazione italiana pediatri di famiglia, chiede però un passaggio ulteriore: «È fondamentale aiutare genitori e adolescenti a capire i rischi e perché la vaccinazione contro la meningite è raccomandata». Secondo il pediatra, l’inserimento nel calendario nazionale garantirebbe la stessa possibilità di prevenzione in ogni territorio, sia per chi non è mai stato vaccinato sia per chi ha ricevuto una dose durante l’età prescolare.


Una protezione ancora disomogenea

Sono 17 le Regioni che hanno previsto nei propri calendari la vaccinazione contro il meningococco B durante l’adolescenza. In questi territori è stata anche deliberata una dose di richiamo con lo stesso tipo di vaccino per i ragazzi immunizzati tra i 2 e i 10 anni.

GSK afferma di essere impegnata da quasi 10 anni nella prevenzione della meningite attraverso il vaccino contro il meningococco B, introdotto in Italia e offerto gratuitamente e in modo attivo ai nuovi nati dal 2017. Resta invece assente una disposizione nazionale unica per l’adolescenza, con differenze territoriali nell’accesso alla vaccinazione.

Il quadro epidemiologico italiano è cambiato negli ultimi anni. Dopo la diminuzione delle segnalazioni registrata nel biennio 2020-2021, anche in relazione alle misure adottate durante la pandemia da Covid-19, i casi sono aumentati nel periodo 2022-2024. Il sierogruppo B è risultato predominante in tutte le fasce d’età, mentre gli adolescenti costituiscono il secondo gruppo più colpito e presentano un rischio elevato di trasmissione.


La malattia può peggiorare in poche ore

La malattia meningococcica invasiva è provocata da Neisseria meningitidis, batterio capace di insediarsi nella mucosa del naso e della gola. I sierogruppi più frequenti sono A, B, C, W, X e Y; l’infezione può causare meningite o sepsi, entrambe potenzialmente letali.

L’esordio può confondersi con quello di un’influenza: febbre, cefalea, nausea e vomito sono tra i primi segnali descritti. In seguito possono comparire rigidità del collo, fastidio alla luce, stato confusionale, dolori muscolari ed eruzioni cutanee con macchie rosse o violacee. La progressione può essere molto rapida e, senza un intervento tempestivo, arrivare al decesso entro 24 ore.

Anche quando viene somministrato rapidamente un antibiotico, la mortalità resta compresa tra il 10% e il 15%; nei casi di sepsi meningococcica può arrivare al 40%. Tra chi supera la malattia, circa il 20% può convivere con conseguenze permanenti, tra cui perdita dell’udito, amputazioni, lesioni neurologiche e cicatrici sulla pelle.


Genitori informati, rischio sottovalutato

Il sondaggio globale realizzato da Human8 per GSK ha coinvolto campioni statisticamente significativi in Argentina, Australia, Brasile, Francia, Spagna e Italia. Nel nostro Paese l’85% dei genitori e il 68% degli adolescenti riconosce la meningite, ma soltanto il 28% dei genitori e una percentuale simile di ragazzi ritiene possibile che una persona giovane sviluppi la malattia nei successivi 12 mesi.

La distanza tra conoscenza e percezione appare anche nel confronto internazionale: in Italia appena una persona su quattro considera la meningite un rischio personale per la salute, contro circa una su tre negli altri Paesi esaminati. Tra gli adolescenti solo il 26% sa che la patologia può provocare la morte e appena l’8% conosce la possibilità che la forma invasiva diventi letale nel giro di poche ore.

I genitori sembrano comprendere meglio la gravità, ma non associano altrettanto chiaramente il rinvio della vaccinazione a un possibile pericolo. Inoltre, il 30% dei ragazzi non è certo di avere ricevuto un vaccino contro la meningite e il 12% degli adulti non sa se il proprio figlio sia stato immunizzato.


Informazioni cercate, fiducia da ricostruire

Più della metà degli italiani dichiara di cercare notizie sui vaccini prima di decidere. Le reti sociali e il resto della rete restano i canali più utilizzati, ma oltre il 70% degli intervistati non considera pienamente affidabili le informazioni trovate online; sei persone su dieci affermano inoltre che la disinformazione riduce la loro fiducia nella vaccinazione.

In questo contesto, il medico viene indicato come punto di riferimento per sciogliere i dubbi e verificare la situazione vaccinale. D’Avino sottolinea anche il ruolo della scuola, considerata dagli adolescenti importante quanto le reti sociali per ricevere informazioni: da qui, secondo il presidente della Fimp, la necessità di una collaborazione tra professionisti sanitari, istituti scolastici e canali digitali, con contenuti chiari, comprensibili e fondati su evidenze.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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