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Cronaca 2 min di lettura6 giorni fa

MeMo rilancia: più borse e un nuovo partner per scovare talenti

La rete nata per orientare studenti con genitori non laureati si allarga all’Università Bocconi e punta a rendere più semplice l’ingresso nell’università.

Per Alessandro Schiesaro, la leva più utile resta quella di ridurre gli ostacoli prima ancora della selezione: la Scuola Normale Superiore di Pisa ha infatti aumentato in modo significativo le borse di studio, garantendo anche vitto e alloggio gratuiti per non scoraggiare chi vuole partecipare al concorso. Il direttore ha spiegato che l’obiettivo è togliere di mezzo qualsiasi freno economico già all’origine.


Più barriere abbattute, più accessi possibili

Schiesaro ha anche osservato che su questa strada si può andare oltre. Ha chiuso il suo intervento ricordando che il lavoro svolto finora non esaurisce il margine di crescita, soprattutto se l’intento è incidere sull’intero sistema nazionale.


Il progetto si allunga e cambia passo

A Pisa, durante la giornata conclusiva di Merita ospitata questa mattina alla Scuola Superiore Sant’Anna, è stato illustrato il nuovo accordo legato a MeMo, sigla di Merito e Mobilità Sociale. Schiesaro, intervenendo al convegno, ha presentato l’intesa come un passaggio decisivo per dare continuità a una collaborazione già avviata da tempo.

Secondo il direttore, il progetto non rimane fermo alla sua formula iniziale ma si consolida con un orizzonte più stabile, definito di fatto senza scadenze. In questo quadro entra anche un soggetto nuovo e rilevante: l’Università Bocconi.


I risultati che hanno convinto i promotori

Il cuore dell’iniziativa resta l’orientamento rivolto a studentesse e studenti con genitori non laureati, un pubblico che spesso non considera da subito l’università come opzione concreta. L’accordo, nelle parole di Schiesaro, serve proprio a rafforzare la capacità delle istituzioni coinvolte di intercettare questi talenti e accompagnarli nel percorso.

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A sostegno della scelta di proseguire e rafforzare MeMo, il direttore ha richiamato anche i numeri del progetto. Ha detto che 95 ragazzi su 100, tra quelli che hanno preso parte all’esperienza, risultano iscritti all’università un anno dopo.


Un modello che punta al sistema

Quel dato, per Schiesaro, è la prova che l’impostazione funziona. Ha sottolineato che proprio per questo non ci sono state esitazioni nel dare nuova forza all’iniziativa, che viene vista come utile non soltanto per le singole scuole ma per un obiettivo più ampio.

Restano però differenze tra gli atenei di eccellenza e il quadro generale: il direttore ha ricordato che per realtà come la Scuola Superiore Sant’Anna e la Scuola Normale Superiore i numeri sono inevitabilmente diversi. Da qui la scelta di lavorare su un fronte più ampio, con l’idea di incidere sul sistema nazionale e non solo su un perimetro ristretto.

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