Max Parisi, il tempo sospeso: la cura negli Usa e l’ultimo desiderio
Dopo la diagnosi senza più terapie disponibili, lo speaker di Radio Monte Carlo prova ad accedere a un trattamento sperimentale grazie alla mobilitazione della famiglia.
«Mi piace immaginare la morte come se fossi io stesso che, al momento giusto, volo via». Max Parisi parla così del tempo che gli resta, con una lucidità che non cancella la sofferenza ma gli consente di guardare alla malattia senza cedere alla rabbia. Da due anni convive con un tumore al pancreas diffuso al fegato e, dopo aver affrontato interventi, chemioterapia e radioterapia, cerca ora un’ultima possibilità negli Stati Uniti.
Anche il pensiero dell’addio alle figlie Sophia e Vivienne accompagna queste giornate. La prima ha 21 anni e frequenta l’Università di Irvine, in California; la seconda, 16 anni, è ancora al liceo. Parisi immagina per loro e per la moglie Louise un saluto lontano dalla retorica: «Conoscendomi, resterò in silenzio».
L’ultima strada passa dagli Stati Uniti
La famiglia sta tentando di ottenere in Italia il farmaco attraverso l’uso compassionevole, il meccanismo che può consentire la somministrazione gratuita di medicinali sperimentali a persone in pericolo di vita, quando l’azienda produttrice conferma la disponibilità a fornirli senza costi. Il rientro nel Paese, dopo il periodo negli Usa, servirà proprio ad avviare questa procedura.
Nel frattempo Max e il fratello Alessandro stanno cercando di far conoscere il trattamento e di accelerare il percorso amministrativo, non soltanto per sé. «Questa campagna può sembrare egoistica, e in parte lo è. Però forse riesco anche ad aiutare tante altre persone», ha spiegato Parisi parlando dell’iniziativa.
La raccolta fondi ha dato tempo
A spingere verso la soluzione americana è stata soprattutto Louise. La moglie, statunitense, ha contattato diversi ospedali e ha individuato nel Daraxonrasib una possibile opzione per pazienti che hanno già esaurito le cure disponibili. Il medicinale, approvato a fine agosto, viene assunto sotto forma di compresse e la coppia si trova attualmente nella casa della suocera in California.
Per sostenere la spesa, pari a 42.082,80 dollari al mese, Louise ha avviato una raccolta fondi dal titolo «Una nuova cura, una nuova possibilità per Max». Sono stati raccolti oltre 110 mila dollari, una cifra che ha permesso di finanziare i primi due cicli presso la Mayo Clinic in Arizona. Se il trattamento funzionerà, potrebbe consentire a Parisi di arrivare almeno a dicembre o gennaio: non una guarigione, ma più tempo da trascorrere accanto ai suoi cari.
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Quando le cure sembravano finite
La notizia della fine delle possibilità terapeutiche era arrivata a luglio. L’oncologo aveva comunicato a Max che gli interventi disponibili erano stati utilizzati e che l’aspettativa poteva ridursi a circa due mesi. Da quel momento lo speaker ha lasciato il programma «Caffellatte con te» e ha iniziato a ricevere assistenza palliativa da Vidas.
Nel prepararsi a ciò che poteva accadere, Parisi ha anche cominciato a mettere ordine nelle proprie cose e a trasferire alla moglie le informazioni necessarie. Quel lavoro, invece di limitarsi a un adempimento pratico, gli ha permesso di ripercorrere la vita costruita con Louise e con le figlie.
Due anni di malattia e 40 chili persi
La diagnosi ha segnato profondamente il corpo dell’ex voce di Radio Monte Carlo. In due anni di malattia ha perso 40 chili, passando attraverso operazioni e diversi cicli di trattamenti che non hanno prodotto l’esito sperato.
A 58 anni, Parisi ha raccontato il proprio percorso in un’intervista a Vanity Fair, descrivendo il passaggio dalla ricerca di una soluzione alla necessità di accettare una prospettiva terminale. La famiglia ha dovuto imparare a vivere le giornate con un significato diverso, stretto tra la fatica della malattia e il desiderio di conservare il maggior numero possibile di momenti condivisi.
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