Manovra 2027, bonus casa e Irpef: il governo sfida i conti
Tra inflazione, energia e rendimenti in rialzo, l’esecutivo prepara le prime misure fiscali e valuta maggiore flessibilità europea per finanziare gli interventi.
Il vero ostacolo della manovra 2027 non sarà soltanto trovare nuove agevolazioni, ma farle convivere con debito pubblico, inflazione e costi dell’energia. Il governo si prepara così a mettere sul tavolo un possibile intervento sull’Irpef e un rafforzamento degli incentivi per i lavori di efficientamento energetico.
La partita comincia ufficialmente oggi, venerdì 2 ottobre, con l’esame del documento programmatico di finanza pubblica da parte del Consiglio dei ministri. Il testo dovrà indicare il quadro economico dell’Italia, gli orientamenti della prossima legge di bilancio e le risorse necessarie per sostenerli.
Il fisco resta il primo dossier
Tra le ipotesi allo studio figura l’ampliamento della riduzione della seconda aliquota Irpef, destinata ai contribuenti con redditi fino a 60mila euro. La misura resta subordinata ai vincoli di bilancio, ma rappresenta uno dei principali capitoli fiscali su cui l’esecutivo intende lavorare.
Nel possibile pacchetto trovano spazio anche una tassazione sostitutiva del 5% sugli aumenti salariali destinati ai giovani e una cedolare secca per i negozi, seppure con limiti ancora da definire. Si tratta, al momento, di orientamenti e non di misure già approvate: il dettaglio degli interventi dipenderà dalle coperture individuate nel documento programmatico.
Casa, l’ipotesi del 65%
Il capitolo energetico potrebbe invece cambiare il livello delle detrazioni per chi interviene sulla propria abitazione. L’ipotesi più ambiziosa è portare al 65% lo sgravio per i lavori di riqualificazione energetica, superando il 50% oggi previsto per la prima casa nel 2026.
Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, ha indicato la possibilità di rafforzare gli incentivi soprattutto per interventi come cappotto termico e pannelli solari. «Dobbiamo lavorare sugli incentivi per l’efficientamento energetico perché lì possiamo tirare più su l’asticella e non abbiamo problemi sui conti», ha detto intervenendo con la giunta esecutiva di Confartigianato. L’associazione ha chiesto proprio l’aumento della detrazione.
Le percentuali definitive, i lavori ammessi e le condizioni per accedere al beneficio devono ancora essere stabiliti. Leo ha inoltre distinto tra edifici privati e strutture pubbliche: per queste ultime il possibile intervento riguarderebbe, tra gli altri, ospedali e scuole.
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Con la normativa attuale, nel 2026 la detrazione è fissata al 50% per i proprietari o titolari di un diritto reale che sostengono spese sulla prima casa, mentre scende al 36% negli altri casi. Dal 2027, senza una modifica, le aliquote calerebbero rispettivamente al 36% e al 30%. Un eventuale passaggio al 65% rappresenterebbe quindi un’inversione rispetto alla riduzione già programmata.
Bruxelles e il vincolo dei conti
Il governo deve però fare i conti con un quadro finanziario delicato. I rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati e lo spread ha raggiunto quota 118,5 punti; inoltre, l’aumento delle bollette e la pressione inflazionistica riducono lo spazio per nuove misure.
Giancarlo Giorgetti ha richiamato la necessità di procedere con prudenza, mentre Leo ha definito la prossima legge di bilancio «difficile» proprio per l’effetto combinato di inflazione, debito e tenuta della finanza pubblica. Il viceministro ha spiegato che un ricorso troppo ampio alla spesa potrebbe esporre lo Stato a rischi rilevanti, ricordando anche la crisi vissuta dalla Grecia.
Per ottenere margini aggiuntivi, Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, chiedendo maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole di bilancio. Secondo la premier, lo spazio attualmente disponibile non consentirebbe di sostenere famiglie e imprese senza introdurre interventi restrittivi. Da Bruxelles è arrivata però la replica secondo cui agli Stati membri sarebbe già stata concessa una maggiore elasticità.
Il passaggio sulla clausola
Il documento programmatico potrebbe essere accompagnato da una relazione specifica sulla clausola che consente margini aggiuntivi per energia e difesa. L’esecutivo appare orientato ad attivarla, ma servirà anche un passaggio parlamentare per autorizzare il relativo scostamento.
La questione è stata discussa a Palazzo Chigi durante la riunione convocata dalla presidente del Consiglio con Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e Giancarlo Giorgetti. Il voto in Aula sull’eventuale scostamento è previsto per martedì 13 ottobre, mentre il governo lavora alla definizione delle misure e delle relative coperture.
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