Manager, 30mila video delle sevizie: l'ex moglie rischia il processo
La Procura contesta maltrattamenti e lesioni: agli atti anche 30mila video e un trasferimento di 200mila euro
La Procura di Milano ha chiesto il processo per l’ex moglie di un manager cinquantenne, accusata di averlo sottoposto a violenze e umiliazioni dal 2023. Il giudice dell’udienza preliminare Fabrizio Filice esaminerà la richiesta il 24 marzo.
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La fuga a Saint-Tropez
Il caso è emerso il 9 ottobre 2024, quando l’uomo sarebbe riuscito ad allontanarsi dall’imbarcazione della coppia e a raggiungere un albergo nel golfo di Saint-Tropez. Qui avrebbe perso i sensi prima di essere accompagnato in ospedale.
Secondo gli atti, indossava abiti molto larghi e sporchi e pesava 53 chili. Due giorni più tardi è stato trasferito al pronto soccorso di Legnano, dove i medici hanno rilevato un grave deperimento, condizioni igieniche precarie e bruciature di sigaretta sulla testa, sulle braccia e in altre zone del corpo.
Agli operatori sanitari avrebbe indicato la moglie come responsabile: «È stata mia moglie». Nella denuncia presentata in seguito, l’uomo avrebbe riassunto gli effetti delle presunte violenze con un’altra frase: «Mi ha reso un fantasma».
Le accuse e i filmati
La pm Barbara Bensi contesta alla donna i maltrattamenti, le lesioni personali aggravate dalle sevizie e dalla crudeltà e la circonvenzione di incapace. Nell’istanza non compare più, invece, l’ipotesi di tortura, inizialmente valutata dagli inquirenti.
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L’uomo e l’ex moglie erano anche soci. La donna avrebbe trasferito sul proprio conto 200mila euro, circostanza alla base dell’accusa di circonvenzione. Nelle indagini sono inoltre confluiti circa 30mila filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza presenti sull’imbarcazione.
L’origine dell’indagine
Gli investigatori hanno ricostruito anche un episodio avvenuto nel febbraio 2023 in un palazzo del centro di Milano. La donna avrebbe accusato il marito di frequentare prostitute, di avere una dipendenza dai siti pornografici e di avergli trasmesso l’epatite B; quest’ultima circostanza si sarebbe poi rivelata falsa.
A giugno il giudice per le indagini preliminari di Milano ha archiviato una controdenuncia presentata dalla donna. Nel provvedimento, quella iniziativa è stata definita una «palese e tardiva manovra orchestrata per orientare le indagini» sull’uomo dopo la sua fuga.
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