Malattie rare, la svolta parte dai dati: la proposta del Veneto
Gino Gerosa indica tre priorità per cambiare la presa in carico: registri predittivi, Case della comunità connesse e valutazioni genomiche alla nascita.
Individuare prima i possibili casi, collegare meglio i servizi sul territorio e intervenire già nei primi giorni di vita. È la strategia indicata da Gino Gerosa, assessore alla Sanità del Veneto, per rinnovare l’assistenza alle persone con malattie rare attraverso tecnologia, organizzazione e prevenzione.
Registri più intelligenti per diagnosticare prima
Secondo Gerosa, il punto di partenza dovrebbe essere l’aggiornamento dei registri regionali. Nei sistemi informativi potrebbe trovare spazio un algoritmo predittivo basato sull’apprendimento automatico, capace di fornire ai medici di medicina generale un primo elemento per valutare l’eventuale presenza di una patologia rara, sempre nel rispetto della riservatezza dei pazienti.
«I sistemi sanitari regionali devono ribaltare il paradigma assistenziale e organizzativo» sulle malattie rare, ha affermato l’assessore. La tecnologia, nelle sue intenzioni, non sostituirebbe il percorso clinico, ma aiuterebbe a riconoscere più rapidamente situazioni che rischiano di rimanere a lungo senza una diagnosi.
Case della comunità dentro la rete
La seconda direttrice riguarda l’assistenza di prossimità. Gerosa immagina che le Case della comunità possano diventare punti di collegamento della rete europea di riferimento per le malattie rare, consentendo agli operatori di ricorrere al teleconsulto e di condividere competenze anche senza spostare ogni volta il paziente nei centri specialistici.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Questa impostazione si inserisce nel modello di sanità territoriale previsto dalla Carta di Padova, approvata dalla Giunta del Veneto. L’obiettivo, spiegato dall’assessore a margine della prima edizione di RAREvolution, è integrare innovazione tecnologica e organizzazione delle cure in una rete più vicina alle persone.
I primi mille giorni diventano decisivi
Un ulteriore ambito di intervento è rappresentato dai primi mille giorni di vita, periodo considerato determinante per la salute dell’adulto. Tra le ipotesi citate da Gerosa figura una valutazione genomica alla nascita, che potrebbe aggiungersi agli strumenti disponibili per individuare precocemente alcune condizioni.
L’assessore ha ricordato che in Italia sono già stati avviati tentativi in questa direzione, con risultati non privi di elementi positivi e criticità. Per questo, ha sostenuto, il tema deve restare al centro del confronto sulle malattie rare e potrebbe diventare una risorsa ulteriore per i sistemi sanitari regionali.
Continua a leggere
Ponte sullo Stretto, il vento impone nuove prove: tempi a rischio
I modelli usati negli anni passati hanno prodotto risultati discordanti e alcune verifiche dovranno essere ripetute con strumenti più moderni e dimensioni maggiori.
Ponte sullo Stretto, il nodo vento: la promessa su tempi e 13,5 miliardi
La società concessionaria difende gli studi già svolti e annuncia nuove verifiche nella fase esecutiva, senza prevedere aumenti di spesa o slittamenti dei lavori.
Sara Lodi, un mese senza risposte: la famiglia attende il funerale
Il delitto di Parma resta senza svolte dopo l’autopsia: i parenti chiedono chiarezza mentre le indagini proseguono nel silenzio.
Epilessie rare, la svolta nei Lea: cosa cambia con il codice RFG102
L’aggiornamento pubblicato in Gazzetta ufficiale amplia il riconoscimento delle encefalopatie rare e punta a garantire cure più uniformi in tutte le fasi della vita.