Licenziata dopo 11 anni: la protesta per la madre malata scuote l’azienda
A Limana i sindacati chiedono un confronto dopo il licenziamento di una 55enne, rientrata sei giorni oltre il termine delle ferie per assistere la madre malata.
La tensione resta alta nello stabilimento Epta Costan di Limana, nel Bellunese, dopo le due ore di sciopero proclamate dalla Fiom Cgil a sostegno di una lavoratrice licenziata. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro urgente con l’azienda e intendono sottoporre la vicenda anche ai livelli nazionali.
Denise Casanova, segretaria generale della Cgil di Belluno, ha criticato la gestione del caso: «Le regole si rispettano, ma esistono anche buon senso e proporzionalità». La sindacalista ha inoltre annunciato un nuovo contatto con l’amministratore delegato Nocivelli.
Il sindacato contesta la decisione
Per Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno, il provvedimento adottato nei confronti di Liliana non tiene conto né del contesto familiare né delle comunicazioni intercorse con il suo responsabile. «Contestiamo la sanzione sproporzionata, non si può licenziare una lavoratrice ignorando sia che l'assenza era stata concordata con il proprio responsabile, sia le ragioni familiari che l'hanno determinata», ha dichiarato.
La Fiom Cgil sostiene che la donna avesse raggiunto un’intesa a voce con il capoturno, secondo una prassi utilizzata nello stabilimento. Il sindacato teme inoltre che il caso possa diventare un precedente per altri dipendenti e chiede di verificare se il trattamento riservato a Liliana sia legato anche alla sua iscrizione alla Fiom e al precedente ruolo nella Rsu.
Nove giorni lontano dal lavoro
Liliana, 55 anni, lavora da 11 anni per Epta Costan, società della famiglia Nocivelli attiva nella refrigerazione commerciale. La dipendente si trovava in Romania per assistere la madre, malata di tumore, e avrebbe concordato un rientro posticipato di sei giorni rispetto alla conclusione delle ferie collettive.
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Al suo ritorno in Italia, già preoccupata per le condizioni della madre, ha ricevuto una contestazione disciplinare relativa all’assenza compresa tra il 24 agosto e il 1° settembre. La richiesta di proroga, secondo quanto riferito dalla Cgil, non era stata formalizzata per iscritto perché nello stabilimento gli accordi di questo tipo venivano abitualmente definiti verbalmente.
Nessuna mediazione ha evitato il licenziamento
L’azienda ha applicato le disposizioni previste dal contratto nazionale dei metalmeccanici, considerando oltrepassata la soglia dei quattro giorni di assenza ingiustificata. Da qui è arrivato il licenziamento immediato, nonostante gli 11 anni di servizio senza precedenti disciplinari segnalati dal sindacato.
Le giustificazioni presentate dalla lavoratrice e i tentativi di trovare una soluzione non hanno modificato la posizione aziendale. Liliana avrebbe anche accettato l’eventuale applicazione di una sanzione disciplinare o di una multa, ma il confronto non ha portato a un esito diverso.
La Cgil chiede ora che vengano ricostruiti tutti i passaggi della comunicazione tra la dipendente e il caporeparto. Secondo Bona, qualsiasi eventuale punizione dovrebbe essere valutata considerando concretamente la condotta contestata e le motivazioni familiari che hanno portato all’assenza.
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