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Cronaca 3 min di lettura38 min fa

Leone XIV, il nodo dei rapporti con gli Usa mentre è in ospedale

Il Papa è stato operato al Gemelli per la rimozione di un nodulo polmonare: l’intervento è riuscito e il Pontefice è già tornato nella sua stanza

L’assenza di messaggi pubblici da parte di Donald Trump, JD Vance e Marco Rubio ha attirato l’attenzione proprio mentre papa Leone XIV affronta il ricovero al Policlinico Gemelli. I rapporti con l’amministrazione statunitense erano già apparsi complicati, anche per le posizioni espresse dal Pontefice sulla pena di morte.

Leone aveva definito la pena capitale «inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona». La presa di posizione è arrivata nello stesso periodo in cui il Pentagono aveva annunciato la trasmissione in diretta dell’esecuzione di Nidal Hassan, ex maggiore dell’esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009, nella quale morirono 13 persone. Negli Stati Uniti, inoltre, il tema è tornato al centro del dibattito dopo il fallimento dell’esecuzione di Christa Pike.

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Sicurezza blindata al Gemelli

Per proteggere il Papa durante la degenza è stato predisposto un dispositivo speciale all’interno e all’esterno dell’ospedale. Gli accessi al reparto sono stati limitati e i dati relativi agli esami sarebbero stati registrati attraverso codici alfanumerici o pseudonimi, così da tutelare la riservatezza di Prevost.

Il Pontefice non occupa l’appartamento solitamente destinato ai papi, attualmente interessato da lavori di ristrutturazione. La sistemazione è stata individuata in un’altra zona del decimo piano, isolata dal resto della struttura e raggiungibile soltanto con il via libera della Prefettura della Casa Pontificia.

A presidiare gli ingressi sono la Gendarmeria vaticana, l’Ispettorato vaticano e il personale di vigilanza del Policlinico. La polizia controlla invece il perimetro dell’ospedale, con agenti in uniforme e in abiti civili per monitorare il flusso dei fedeli. Sul complesso è stata inoltre istituita una zona vietata al sorvolo, sorvegliata con elicotteri, droni e sistemi antidrone; rafforzata anche la protezione delle reti informatiche.


Parolin: fiducia e preghiere

A parlare delle condizioni d’animo del Pontefice è stato il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, che lo aveva incontrato la sera precedente. Il cardinale ha riferito di averlo visto sereno e ha descritto il modo in cui Leone ha comunicato la notizia del nodulo come un esempio per gli altri.

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«Siamo all’inizio di questa difficoltà e speriamo che il problema si possa risolvere al più presto. Siamo fiduciosi, lo accompagniamo con la preghiera», ha detto Parolin ai giornalisti a margine di un appuntamento alla Gregoriana.


Il saluto prima del ricovero

Prima del trasferimento in ospedale, il Papa aveva lasciato il Vaticano intorno alle 13 di martedì 13 ottobre, uscendo dalla Porta del Perugino. Arrivato davanti all’ingresso principale del Gemelli, è sceso dall’automobile per salutare le persone riunite nel piazzale, circa un migliaio secondo le informazioni disponibili.

Prevost è apparso sorridente e tranquillo, mostrando di apprezzare la vicinanza dei presenti. Il saluto alla folla ha preceduto l’ingresso nella struttura, dove era già stato organizzato il dispositivo necessario per il ricovero.


Operazione conclusa senza imprevisti

L’intervento ha riguardato la rimozione di un nodulo al polmone. A eseguirlo è stata la squadra di chirurgia toracica coordinata dal professor Stefano Margaritora.

La Sala stampa vaticana ha comunicato che l’operazione «si è conclusa positivamente nei tempi e nei modi previsti» e che il Santo Padre è rientrato nella propria stanza. Il Vaticano ha fatto sapere che seguiranno ulteriori aggiornamenti sulle condizioni di Leone XIV.

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