Leo, la tragedia del nido verso l’udienza preliminare: sei indagate
La Procura di Arezzo ha chiuso l’inchiesta sulla morte del bambino di due anni e cinque mesi, contestando presunte falle nella sicurezza degli spazi e nella sorveglianza.
Il procedimento dovrà chiarire se la morte di Leo Ricci sia stata una drammatica fatalità oppure la conseguenza di condotte negligenti rilevanti sul piano penale. Fino a una sentenza definitiva, le sei persone indagate restano comunque presunte innocenti.
La difesa può ancora intervenire
Con la conclusione delle indagini preliminari, l’accusa non è ancora diventata una responsabilità accertata. Le sei donne, tutte assistite dai rispettivi legali, possono depositare memorie, presentare nuovi documenti oppure chiedere un confronto con i magistrati.
Il prossimo passaggio sarà l’udienza preliminare, chiamata a esaminare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. I familiari di Leo, rappresentati dall’avvocata Francesca Molino, partecipano al procedimento come parti civili e chiedono che vengano ricostruiti tutti i passaggi che precedettero la morte del bambino.
La tragedia nel giardino del nido
L’episodio risale al 12 novembre 2025 e si verificò nel giardino dell’asilo nido “Ambarabà Ciccì Coccò”, a Soci, frazione del comune di Bibbiena, in provincia di Arezzo. Leo aveva due anni e cinque mesi e si trovava nell’area utilizzata per le attività didattiche all’aperto, indicata come “boschetto”.
Secondo la ricostruzione investigativa, il cappuccio del suo giubbotto sarebbe rimasto agganciato a un ramo. La pressione dell’arbusto sul collo avrebbe provocato l’asfissia; il bambino sarebbe rimasto senza la presenza immediata di un adulto per alcuni minuti, prima di essere notato dal personale della struttura.
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Sei posizioni sotto esame
La Procura di Arezzo, con il procuratore capo Gianfederica Dito e la sostituta Angela Masiello, attribuisce l’accaduto a possibili omissioni nella valutazione dei rischi, nella sistemazione del giardino e nel controllo dei bambini. Per gli inquirenti, Leo avrebbe dovuto essere seguito costantemente durante la permanenza nella zona alberata.
Tra le indagate c’è la presidente del consiglio di amministrazione e rappresentante legale della cooperativa incaricata dal Comune di Bibbiena della gestione del nido. A suo carico viene indicata, tra gli altri aspetti, l’assenza nel documento sui rischi di un’analisi specifica relativa ad alberi e rami potenzialmente pericolosi, oltre a rilievi sull’organizzazione degli spazi e sulla distribuzione degli operatori nella sezione frequentata dal bambino.
Vigilanza e sicurezza dopo l’accaduto
Nell’inchiesta compare anche la coordinatrice della struttura, considerata dall’accusa responsabile della sicurezza. Le contestazioni riguardano la gestione del “boschetto”, la manutenzione dell’area e il controllo sull’attività del personale educativo e assistenziale.
Sono inoltre coinvolte tre educatrici della sezione “Tigrotti”, alle quali viene attribuita una sorveglianza ritenuta non adeguata durante il tempo trascorso in giardino. La sesta indagata è un’assistente che quel giorno prestava servizio nel nido. Dopo la morte, l’area venne sequestrata; in seguito l’arbusto fu eliminato durante i lavori di messa in sicurezza svolti prima della riapertura, anche seguendo le indicazioni dell’Asl.
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