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Cronaca 1 min di lettura4 ore fa

Legge elettorale, sei nodi davanti ai giudici: cosa contestano i ricorsi

Dall’alternanza di genere alle firme, la Rete per un voto libero e uguale mette in discussione diversi meccanismi della normativa.

L’alternanza tra uomini e donne nelle liste, l’obbligo di indicare il candidato premier e la raccolta delle firme sono tra gli elementi finiti sotto esame. La Rete per un voto libero e uguale li considera parte dei sei profili contestati nei ricorsi presentati contro la legge elettorale.


Seggi e candidature sotto esame

Un altro rilievo riguarda il criterio con cui i seggi vengono attribuiti ai singoli candidati. Secondo i promotori delle iniziative giudiziarie, anche queste modalità potrebbero incidere sulla libertà e sull’effettiva uguaglianza del voto.

Nel quadro delle contestazioni compare inoltre il sistema previsto per l’assegnazione del premio al Senato, calcolato su base nazionale. È uno dei meccanismi indicati nei ricorsi insieme alle regole sulla composizione delle liste e sulla presentazione delle candidature.


Il nodo del premio di maggioranza

A illustrare le ragioni dell’iniziativa è stato il professor Enrico Grosso, intervenuto durante una conferenza stampa alla Camera. «Riteniamo che molti aspetti di questa legge riflettano punti già dichiarati incostituzionali in passato», ha affermato.

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Tra i temi centrali figura il premio di maggioranza, contestato sia per la sua dimensione numerica sia per il metodo con cui viene assegnato. Grosso ha richiamato in particolare il ricorso a un numero fisso come criterio del meccanismo premiale.


Sei profili nei ricorsi

La Rete riconduce le proprie obiezioni a sei ambiti distinti: il premio di maggioranza, la sua attribuzione al Senato su scala nazionale, la distribuzione dei seggi ai candidati, l’alternanza di genere, l’indicazione del candidato premier e il sistema delle firme.

L’iniziativa è stata illustrata pubblicamente come una verifica della compatibilità costituzionale di queste disposizioni. I promotori sostengono che alcuni aspetti della normativa presentino analogie con questioni già censurate in precedenza.

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