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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Bassetti, accuse e minacce su Telegram: come si è chiuso il caso

Il giudice ha prosciolto i quattro imputati per la particolare tenuità dei fatti, lasciando aperta la strada al risarcimento in sede civile.

Si chiude senza una condanna penale il procedimento nato dai messaggi pubblicati contro Matteo Bassetti durante il periodo di forte contrapposizione legato alla pandemia. Il giudice Alberto Barilari, nella fase predibattimentale, ha prosciolto tutti e quattro gli imputati riconoscendo la particolare tenuità del fatto.

Per il medico resta comunque possibile chiedere un risarcimento attraverso un’azione civile. Nel caso di una delle imputate, inoltre, il reato è stato dichiarato estinto in seguito alla condotta riparatoria: la donna ha versato 1.000 euro a Bassetti.


Il procedimento si ferma sul piano penale

Le accuse riguardavano la diffamazione aggravata commessa in concorso. A uno degli imputati era stata contestata anche l’ipotesi di minaccia aggravata, collegata a un messaggio ritenuto intimidatorio nei confronti dell’infettivologo.

La decisione è arrivata oggi davanti al giudice Barilari. L’esito non impedisce a Bassetti di rivolgersi al giudice civile per ottenere un eventuale ristoro dei danni subiti a causa delle pubblicazioni.


I messaggi finiti negli atti

I fatti contestati risalgono all’aprile 2022. Le frasi erano apparse sul canale Telegram “Nicola Franzoni”, dopo la circolazione di un video relativo alla denuncia presentata da Bassetti contro Franzoni, tra gli organizzatori delle proteste contro i vaccini e il green pass.

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Tra i contenuti acquisiti nel procedimento comparivano l’accusa di essere “corrotto”, riferimenti a presunti guadagni ottenuti “sulla pelle degli altri” e l’invito a mandare il medico in carcere. In un altro intervento compariva la frase: “Ti verremo a prendere... questione di tempo, ma non molto”, pubblicata insieme a un’immagine di Bassetti e alla scritta “non mi minacciano più”.


Un volto esposto durante la pandemia

Bassetti era diventato una presenza molto visibile nel confronto pubblico sulle misure adottate contro il Covid. Proprio quel ruolo lo aveva reso bersaglio di attacchi e contestazioni anche nel periodo successivo all’emergenza sanitaria.

Il procedimento ha quindi preso forma all’interno di quel clima di scontro, partendo dai commenti diffusi online e arrivando alla contestazione giudiziaria nei confronti dei quattro autori individuati dagli inquirenti.

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