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Cronaca 2 min di lettura15 ott

Lal-D, la terapia che può fermare il danno a fegato e cuore

La malattia colpisce circa 1 persona su 150mila, ma un riconoscimento tempestivo può evitare l’evoluzione verso cirrosi e gravi problemi cardiovascolari.

La sebelipase alfa può cambiare la prognosi dei pazienti con deficit di lipasi acida lisosomiale, soprattutto quando la malattia viene individuata prima che il danno agli organi diventi irreversibile. Il trattamento sostituisce l’enzima mancante e, nelle forme più tardive, può ridurre l’accumulo di grasso nel fegato, l’infiammazione e i livelli di colesterolo.

Secondo Lorenzo D’Antiga, direttore del Dipartimento Materno infantile e pediatrico dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, «la diagnosi precoce è fondamentale», perché consente di rallentare il decorso della patologia e di impedire che si trasformi in una grave malattia epatica.

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La terapia cambia la prognosi

L’enzima ricombinante è ora indicato per pazienti di ogni età affetti da Lal-D. Nella manifestazione neonatale e in quella pediatrica più severa, ha un ruolo salvavita: senza cure, infatti, la malattia può condurre rapidamente alla morte, mentre l’intervento precoce ha permesso di documentare una sopravvivenza prolungata.

L’impiego riguarda anche la forma a insorgenza più tardiva, che può comparire durante l’infanzia oppure in età adulta. In questi casi la sebelipase alfa ha mostrato la capacità di diminuire la steatosi, attenuare l’infiammazione del fegato, riportare le transaminasi verso valori normali e abbassare sensibilmente il colesterolo nella maggior parte delle persone trattate.


Segnali lievi, conseguenze importanti

La Lal-D è una patologia genetica trasmessa con modalità recessiva e presenta una frequenza stimata di circa 1 caso ogni 150mila persone. La variante più comune può manifestarsi con sintomi poco evidenti: tra i segnali ci sono l’aumento delle dimensioni di fegato e milza, valori anomali delle transaminasi e ipercolesterolemia.

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Il difetto nel metabolismo dei lipidi favorisce il deposito di grasso nel fegato. Nel tempo, questo accumulo può provocare infiammazione, fibrosi e infine cirrosi. Il colesterolo che non viene correttamente smaltito resta inoltre elevato nel sangue, aumentando il rischio di aterosclerosi e di malattia coronarica, con effetti simili a quelli osservati nelle forme più comuni di ipercolesterolemia.


Due forme da riconoscere

La presentazione che compare alla nascita è distinta da quella a evoluzione più lenta e deve essere valutata separatamente per la sua particolare gravità. Nel neonato l’assenza di trattamento porta rapidamente a un esito fatale, mentre nei casi diagnosticati più avanti il decorso può inizialmente sembrare poco significativo.

D’Antiga ha illustrato caratteristiche e possibilità terapeutiche della malattia a Milano, durante un incontro con la stampa promosso da Alexion, società biofarmaceutica del gruppo AstraZeneca, in occasione della disponibilità della sebelipase alfa in Italia. «È un farmaco salvavita nella forma neonatale e pediatrica», ha spiegato l’esperto, sottolineando l’importanza di intervenire prima della progressione del danno epatico e cardiovascolare.

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