La voce di Meloni diventa un marchio: la difesa contro i falsi
La presidente del Consiglio ha chiesto la tutela europea per il proprio timbro vocale, mentre nuove norme colpiscono chi diffonde contenuti artificiali ingannevoli.
La diffusione di registrazioni manipolate attribuite a esponenti politici potrà avere conseguenze penali più severe. Dal settembre del 2025, infatti, la legge quadro sull’impiego illecito delle tecnologie punisce chi distribuisce materiale alterato in modo da falsificare la realtà, con condanne comprese tra 1 e 5 anni di reclusione.
La scelta di Giorgia Meloni si colloca in questo scenario e risponde anche a una serie di episodi nei quali la sua immagine è stata utilizzata senza autorizzazione. La protezione richiesta sul piano europeo riguarda questa volta non il volto, ma la riconoscibilità della voce.
Le nuove regole sui contenuti falsi
Il provvedimento entrato in vigore nel 2025 ha introdotto il reato legato ai contenuti falsificati mediante tecnologie digitali. La norma prende di mira le condotte capaci di presentare come autentici audio, video o immagini costruiti artificialmente.
Il quadro legislativo si inserisce in una fase di rapido sviluppo degli strumenti di intelligenza artificiale, sempre più abili nel riprodurre sembianze e timbri vocali. Per chi diffonde materiale ingannevole con l’obiettivo di alterare la percezione dei fatti, la sanzione prevista può arrivare a 5 anni di carcere.
Una lunga serie di usi illeciti
La premier era già stata coinvolta, suo malgrado, in vicende legate alla manipolazione della propria immagine. Cinque anni fa, quando non guidava ancora il governo, il suo volto fu inserito in un filmato pornografico pubblicato su un sito per adulti; due uomini furono poi sottoposti a processo.
In un altro caso circolò un’immagine falsa che la ritraeva in lingerie e che rese necessaria una smentita ufficiale. Roberto Vannacci, invece, pubblicò sui social un filmato in cui Meloni appariva con abiti ispirati all’antica Roma. Questi precedenti hanno accresciuto l’attenzione sulla possibilità di difendersi da contenuti costruiti artificialmente.
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La tutela europea della voce
Per rafforzare gli strumenti di contrasto, Giorgia Meloni ha depositato presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale una registrazione sonora della durata di 4 secondi. Nell’audio pronuncia due volte la frase: "Io sono Giorgia Meloni".
La procedura punta a proteggere l’insieme di caratteristiche acustiche che rendono riconoscibile il timbro, comprese inflessione e frequenze. Non si tratta quindi della tutela del testo di un discorso, come avverrebbe con il diritto d’autore, ma dell’identità sonora della voce.
La domanda è ancora in esame
Il riconoscimento di un marchio sonoro può garantire un diritto esclusivo nei 27 Stati membri dell’Unione europea. Questo elemento potrebbe offrire una base giuridica per contestare l’impiego non autorizzato di programmi capaci di ricreare la voce della presidente del Consiglio e farle pronunciare parole mai dette.
La richiesta, presentata attraverso uno studio legale di Roma e una società marchigiana attiva nella protezione della proprietà intellettuale, risulta ancora "oggetto di esame" sul portale dell’Euipo. La pratica è associata a tre categorie di servizi: contenuti multimediali scaricabili, attività culturali e organizzazione di manifestazioni politiche.
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