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Cronaca 3 min di lettura59 min fa

Campo largo, il nome di Gualtieri divide più di quanto unisca

Il sindaco di Roma torna tra le ipotesi per la guida dell’alleanza, ma ha già indicato il secondo mandato nella Capitale come la sua priorità.

Roberto Gualtieri torna al centro delle discussioni sulla possibile leadership del centrosinistra, proprio mentre Giuseppe Conte ed Elly Schlein restano distanti sulla guida della coalizione. Il sindaco di Roma viene considerato un possibile punto d’incontro, ma al momento non risulta disponibile a lasciare il Campidoglio per puntare a Palazzo Chigi.


Gualtieri resta concentrato su Roma

L’ipotesi di affidare a Gualtieri il ruolo di candidato premier nasce dal suo profilo particolare. È un dirigente del Partito democratico, ma ha già condiviso un’esperienza di governo con Conte, ricoprendo l’incarico di ministro dell’Economia nel secondo esecutivo guidato dall’avvocato pugliese tra il 2019 e il 2021.

Il suo nome, insieme a quelli di Gaetano Manfredi, Silvia Salis e Antonio Decaro, era già circolato ad agosto tra le figure potenzialmente in grado di tenere insieme sensibilità diverse. Tuttavia, interrogato il 2 ottobre sulla possibilità di diventare il federatore del centrosinistra, Gualtieri ha escluso di fatto questa prospettiva: «Sono concentrato sul mio lavoro di sindaco, anche in prospettiva di un secondo mandato, a cui sto lavorando, per proseguire la trasformazione della nostra città».


Conte rilancia l’idea del terzo candidato

Il ritorno del sindaco di Roma nel dibattito è legato alla proposta di Conte, che continua a sostenere la necessità di individuare una figura diversa sia da lui sia da Schlein. Il presidente del Movimento 5 Stelle afferma di non considerare la propria iniziativa una semplice mossa negoziale: «La cosa che più mi dispiace è che qualcuno abbia considerato la mia proposta alla Schlein di fare entrambi un passo indietro, cioè l’idea di un terzo uomo, come un esercizio di pura tattica. Non è così: era una proposta reale. Una proposta vera».

Conte sostiene inoltre di non avere come obiettivo personale un nuovo ritorno alla Presidenza del Consiglio. Dopo aver guidato due governi, indica come priorità la costruzione di un’alleanza capace di competere con il centrodestra senza cancellare l’identità politica del Movimento 5 Stelle.

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Pd e M5S ancora senza intesa

Il nodo della candidatura si è aggravato dopo la posizione ribadita da Schlein il 2 ottobre durante la direzione del Pd. La segretaria democratica ha indicato due possibili criteri: la leadership al partito più forte della coalizione oppure una scelta affidata alle primarie. Conte ha preso atto che, in assenza di alternative condivise, il ricorso alle primarie diventerebbe inevitabile.

La contrapposizione non riguarda soltanto il nome del candidato. Schlein difende il peso del Partito democratico e respinge l’idea di una perfetta equivalenza tra le forze dell’alleanza; Conte, invece, rivendica l’autonomia del Movimento e teme che un accordo troppo esteso finisca per diluirne le posizioni.


L’Ucraina resta un altro ostacolo

Tra i temi più delicati c’è anche la politica estera. Il sostegno militare all’Ucraina continua a creare distanza tra il Movimento 5 Stelle e la componente del Pd più legata alla collocazione europea e atlantica, rendendo più complessa la definizione di una linea comune.

Anche il tentativo di mediazione promosso da Goffredo Bettini ha riacceso il confronto interno ai democratici. In questo quadro, Gualtieri rimane soprattutto un nome spendibile nel dibattito: la sua esperienza con Conte può spiegare perché venga considerato un possibile punto di raccordo, ma le sue dichiarazioni indicano che oggi la priorità resta un secondo mandato alla guida di Roma.

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