La telefonata alla madre svela il delitto: cosa ha raccontato Morando
Dalla lite per 50 euro al tentativo di occultare il corpo: la difesa ricostruisce i giorni trascorsi nell’appartamento di via Gulli a Torino.
È stata una telefonata alla madre a far emergere il dramma consumato nell’alloggio di via Gulli, a Torino. In lacrime e molto agitato, Christian Matheus De Oliveira Morando avrebbe raccontato alla donna che era successo qualcosa di grave, spingendola a invitarlo a contattare la polizia. Da quella chiamata sono partiti gli accertamenti che hanno portato alla scoperta del corpo di Fabio Colapietro, 39 anni.
La versione di Morando davanti al gip
Il 26enne, fermato per l’omicidio e assistito dal suo legale, ha collocato l’inizio della vicenda al 20 settembre. Quel giorno sarebbe entrato nell’abitazione affittata dalla docente Nicole Formichetti insieme a Keith Butig, 22 anni, conosciuta anche come Sara. In seguito sarebbe arrivato Colapietro.
Secondo il racconto riferito dalla difesa, nell’appartamento sarebbe proseguito per ore, tra il giorno e la notte, il consumo di numerose sostanze: crack, funghi allucinogeni, Lsd, cannabis, MDPHP e alcolici ad alta gradazione. Il giorno dopo, Morando avrebbe appreso che Colapietro era sospettato di avergli preso del denaro, forse 50 euro. Da lì sarebbe nata una discussione poi sfociata in uno scontro fisico.
Al giudice per le indagini preliminari, stando a quanto riferito dall’avvocato, l’indagato avrebbe detto: «Sì, l’ho ucciso, ma involontariamente». Morando avrebbe escluso l’intenzione di provocare la morte, collegando l’accaduto alla lite e al prolungato consumo di droghe. Sulle modalità esatte del decesso, però, restano punti non chiariti: alla domanda sull’eventuale stretta al collo con un braccio, il giovane avrebbe risposto di non ricordare.
Dal tentativo di rianimazione al cadavere
Sempre nella ricostruzione difensiva, dopo la colluttazione le persone presenti avrebbero cercato di rianimare Colapietro per circa due ore. Avrebbero praticato massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca, prima di rendersi conto che il 39enne era morto.
A quel punto sarebbe maturata la scelta di nascondere il corpo. Nei giorni seguenti, secondo il racconto di Morando, sarebbero stati procurati un telo, sacchi per la spazzatura, candeggina, guanti, un coltello e cemento. Quegli oggetti sarebbero serviti a sezionare il cadavere e a preparare il trasporto dei resti verso un fiume, dove il gruppo avrebbe voluto gettarli.
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Alcune parti del corpo sono state poi trovate lungo le rive della Dora. Gli investigatori hanno ricostruito diversi passaggi anche sulla base delle dichiarazioni del 26enne, fino a risalire all’appartamento di via Gulli.
Le posizioni degli altri indagati
La sequenza si sarebbe interrotta quando Morando ha deciso di cercare la madre. La sera di giovedì l’avrebbe incontrata in piazza Rebaudengo, in evidente stato di agitazione. La donna ha riferito di aver ricevuto dal figlio spiegazioni confuse, ma di aver percepito la gravità della situazione; per questo gli avrebbe chiesto di chiamare la polizia. Il giovane avrebbe composto il numero dal proprio telefono e poi passato l’apparecchio alla madre.
Diversa è la posizione di Keith Butig, alla quale non viene contestato l’omicidio. Attraverso l’avvocato Francesco Rotella, la giovane ha negato di aver partecipato all’aggressione, al sezionamento o alla sparizione del cadavere. Avrebbe ammesso soltanto di aver comprato alcuni sacchi, sostenendo inoltre di essere rimasta in un’altra stanza durante la lite.
Butig sarebbe rimasta nell’alloggio per circa due giorni, prima di allontanarsi e nascondersi per un periodo. Il suo legale ha spiegato che il gruppo si sarebbe formato nell’ambiente legato allo scambio di stupefacenti. Per lei e per Formichetti le accuse riguardano il favoreggiamento e il concorso nella soppressione del cadavere.
Nicole Formichetti, 47 anni, docente e intestataria dell’abitazione, ha scelto di non rispondere al gip. I suoi difensori hanno fatto sapere che potrebbe essere sentita dalla Procura in una fase successiva, quando sarà in grado di riferire con maggiore precisione sui fatti. Morando, invece, avrebbe espresso l’intenzione di essere accolto in una struttura: in passato sarebbe stato seguito dal SerD e, secondo il difensore, da tempo viveva in strada.
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