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Cronaca 2 min di lettura6 ore fa

La lama, il sangue e il dubbio: «Non volevo colpire mio marito

Maria Ricci ha fornito al giudice una ricostruzione accidentale della ferita costata la vita a Giancarlo Bernardini, mentre gli investigatori ipotizzano una lite.

La versione di Maria Ricci sposta il centro dell’indagine sulla dinamica del gesto: secondo la donna, il coltello da caccia avrebbe raggiunto per errore il marito durante uno spostamento in cucina. Giancarlo Bernardini, 70 anni, morì poi in ospedale per una grave emorragia; la moglie, 59 anni, è accusata di omicidio preterintenzionale.


La ricostruzione della donna

Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Giulia Soldini, Ricci ha negato di aver voluto colpire il coniuge. Ha spiegato di aver notato in casa una grossa arma da caccia, con una lama lunga circa 15 centimetri, che sarebbe stata acquistata o portata nell’abitazione da Bernardini.

La donna avrebbe preso il coltello per domandargli per quale ragione si trovasse in cucina. Proprio mentre i due si voltavano, secondo il suo racconto, la lama avrebbe raggiunto accidentalmente il polpaccio dell’uomo. Bernardini, inizialmente, avrebbe detto «mi brucia», prima che la perdita di sangue diventasse molto abbondante.


Lite o incidente da chiarire

La ricostruzione dell’indagata dovrà essere confrontata con gli elementi raccolti dai carabinieri e con gli esiti degli esami medico-legali. Gli investigatori ritengono infatti che il ferimento sia avvenuto durante un litigio familiare, ipotesi diversa da quella illustrata dalla donna davanti al giudice.

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Ricci ha descritto il matrimonio come privo di conflitti particolarmente gravi, pur ammettendo la presenza di discussioni ordinarie. Ha inoltre riferito di occuparsi della gestione del denaro familiare e di dare al marito tra 20 e 30 euro ogni giorno per le spese.


La possibile svolta giudiziaria

L’interrogatorio si è svolto dopo l’arresto della donna, eseguito il 10 ottobre al termine delle attività investigative. Il fatto contestato risale invece al 18 settembre, quando la coppia si trovava nella propria abitazione di Bibbiena, in provincia di Arezzo.

Il difensore Saverio Agostini ha osservato che, qualora la dinamica accidentale venisse confermata, potrebbe aprirsi la strada a una diversa qualificazione dell’accusa. In particolare, l’ipotesi da valutare sarebbe quella dell’omicidio colposo, in luogo dell’omicidio preterintenzionale attualmente contestato.

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