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Cronaca 3 min di lettura12 ott

Ivrea, il nido Olivetti riapre dopo 9 anni: cosa cambia

La storica struttura progettata per i figli dei dipendenti torna operativa dopo un intervento da 4,6 milioni di euro, sostenuto anche dal Pnrr.

A Ivrea un gruppo di bambini torna a giocare negli spazi dell’asilo voluto da Adriano Olivetti nel 1941. Il nido, chiuso dal 2017, è stato restaurato e riaperto nella sede originaria, dove architettura, verde e attenzione all’infanzia continuano a convivere. Oggi la struttura accoglie 65 bambini, con una capacità potenziale di 96 posti.

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Un nido storico torna alla città

L’intervento ha richiesto un investimento complessivo di 4,6 milioni di euro: 3 milioni arrivano dal Pnrr, mentre il Comune di Ivrea ha contribuito anche attraverso l’accensione di un mutuo. L’amministrazione ha scelto di non trasformare l’edificio in uno spazio culturale o commerciale, ma di restituirgli la funzione per cui era stato concepito.

«Abbiamo riaperto l’asilo in quanto tale, restituendo alla città un edificio progettato perché l’educazione fosse parte della vita della comunità», ha spiegato il sindaco Matteo Chiantore. La struttura si trova in via Camillo Olivetti 34, nel centro cittadino, e rappresenta uno dei luoghi più significativi del rapporto tra la fabbrica e la vita quotidiana delle famiglie.

I lavori, seguiti dall’architetto Silvia Guglielmetto, hanno puntato a conservare il più possibile l’impianto originale. Sono rimasti il mosaico degli anni Quaranta e i piccoli sanitari in ceramica dalla forma ergonomica; accanto a questi elementi sono stati inseriti pannelli fonoassorbenti, tende motorizzate e impianti a vista per il riscaldamento e la climatizzazione.


Tra memoria e nuovi giochi

Alcuni dettagli raccontano ancora il funzionamento dell’asilo di un tempo. Una nicchia segna il punto in cui i genitori affidavano i figli alle puericultrici senza entrare nei locali, mentre una vecchia apertura per il passaggio dei bambini è stata chiusa. Anche un grande cesto con le ruote, restaurato, è tornato a essere utilizzato dai piccoli ospiti.

Reginaldo Palermo, oggi 76enne, frequentò proprio questo asilo. Ricorda l’accompagnamento in bicicletta della madre, ma anche la somministrazione dell’olio di fegato di merluzzo prima del pranzo. Tra le esperienze positive cita invece i giochi e il Matador, un insieme di costruzioni in legno ispirate ai principi montessoriani, pensate per lasciare spazio alla fantasia e all’iniziativa dei bambini.

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Nel giardino si trovano tricicli, piccole ruspe da cavalcare e ciotole per giocare. Dalla struttura, progettata da Figini e Pollini, lo sguardo raggiunge le ciminiere della centrale elettrica, gli edifici della Ico e la dorsale di via Jervis, inserita nel patrimonio Unesco. Poco distante si riconosce anche la prima fabbrica Olivetti, costruita da Camillo Olivetti nel 1896.


Iscrizioni aperte e nuovi progetti

Il nido dispone di una mensa interna e applica le tariffe dei servizi comunali, calcolate in base all’Isee. La quota mensile parte da 30 euro e le iscrizioni sono ancora aperte. Giovanni Repetto, responsabile dei servizi educativi, ha precisato che i 65 bambini già presenti potrebbero diventare 96, sfruttando interamente la capienza disponibile.

La riapertura dell’asilo si inserisce in un progetto più ampio di recupero dell’area Olivetti. Il Comune sta lavorando alla restituzione di circa 5.000 metri quadrati attorno alla portineria del Pino e al salone dei Duemila, luogo degli incontri pubblici di Adriano Olivetti.

L’obiettivo è creare un percorso dedicato alla storia dell’azienda e alla vita delle famiglie eporediesi negli anni Cinquanta, affiancando attività per le imprese e iniziative rivolte al turismo. Sono già stati inaugurati un centro per i visitatori e percorsi guidati in alcuni degli spazi recuperati. Il nido, intanto, rende nuovamente concreto il principio alla base del progetto originario: costruire una comunità mettendo i bambini al centro dei suoi luoghi.

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