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Cronaca 2 min di lettura5 giorni fa

Italiano a scuola, l’allarme dei prof: senza docenti cresce il divario

Le scuole chiedono più insegnanti di italiano L2, mentre associazioni e volontari cercano di coprire le lacune dell’offerta pubblica

Punire i genitori stranieri che non conoscono l’italiano non risolve il problema, soprattutto quando i corsi disponibili non riescono a soddisfare tutte le richieste. Paola Toniolo, presidente di Scuolemigranti, contesta l’idea delle multe e richiama le responsabilità delle istituzioni: «La formazione non si mette come obbligo ma come incentivo», considerando anche gli impegni lavorativi di molte famiglie.


Le famiglie chiedono corsi e sostegno

Secondo Toniolo, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpa) hanno spesso tempi di attesa molto lunghi e organici fermi da anni. In questo contesto, trasformare la frequenza in un obbligo rischia di ignorare una carenza già presente nell’offerta formativa.

Le richieste indirizzate alle associazioni riguardano soprattutto due ambiti: accompagnamento nei compiti al di fuori dell’orario scolastico e percorsi di italiano rivolti alle madri. Il Comune di Roma ha favorito gli istituti che collaborano con il Terzo settore, ma volontariato e risorse distribuite solo occasionalmente non bastano a coprire esigenze così ampie.


Imparare per studiare richiede tempo

Nelle scuole romane le organizzazioni della rete Scuolemigranti ricevono numerose sollecitazioni per affiancare gli insegnanti impegnati con gli alunni stranieri. Il supporto viene richiesto anche dagli istituti che hanno già ottenuto alcune ore aggiuntive di italiano come seconda lingua.

Le lezioni dedicate ai ragazzi appena arrivati aiutano l’inserimento, ma non cancellano rapidamente la distanza linguistica. Toniolo riferisce che, secondo gli insegnanti, possono servire cinque anni per raggiungere il livello necessario a comprendere i libri, affrontare lo studio e svolgere correttamente le prove scritte. Anche chi vive in Italia da più tempo, aggiunge, ha bisogno di un percorso lungo prima di diventare pienamente bilingue.

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Il percorso per ottenere un docente

L’individuazione delle difficoltà parte generalmente dall’insegnante di italiano, che verifica se uno studente fatica a comprendere, esprimersi o scrivere. La segnalazione viene poi esaminata dagli organi collegiali della scuola, prima di arrivare al dirigente.

A quel punto la dirigenza, con il sostegno della segreteria amministrativa, può rivolgersi al ministero dell’Istruzione per chiedere un rafforzamento dell’organico attraverso un docente specializzato in italiano L2. Per Scuolemigranti, questa presenza dovrebbe essere garantita stabilmente e affidata a professionisti adeguatamente formati.


Quando entra in campo il volontariato

Se l’istituto non dispone di un insegnante dedicato, può cercare una soluzione attraverso le associazioni. La rete mette a disposizione anche docenti capaci di lavorare in più lingue, così da accompagnare gli studenti nelle prime fasi dell’apprendimento.

L’intervento volontario rappresenta però una risposta integrativa e non sostitutiva. La richiesta di potenziare in modo strutturale gli organici nasce proprio dalla difficoltà di affidare un compito tanto complesso a iniziative discontinue e a finanziamenti non sempre garantiti.

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