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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Irkutsk, il caso che riaccende l’allarme peste: cosa è confermato

Una ricercatrice è morta dopo una polmonite fulminante, mentre le autorità russe negano il coinvolgimento del laboratorio e controllano i suoi contatti.

Il caso di Irkutsk resta privo di una spiegazione definitiva. Una tecnica di laboratorio di 28 anni è deceduta dopo una grave polmonite e quasi 200 persone sono state sottoposte a sorveglianza, ma non esistono al momento elementi ufficiali sufficienti per parlare di un’epidemia di peste polmonare in Siberia.


Il contagio resta ancora da chiarire

La vittima, identificata dai media locali come Darya Shipilova, lavorava all’Istituto di ricerca antipeste di Irkutsk per la Siberia e l’Estremo Oriente. Secondo le ricostruzioni diffuse in Russia, il 25 settembre avrebbe rotto accidentalmente una provetta che poteva contenere Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste.

Questa circostanza non è stata però confermata dalle autorità sanitarie. La donna, rientrata di recente dalla Thailandia, sarebbe stata ricoverata a Shelekhov il 29 settembre e sarebbe morta tra l’1 e il 2 ottobre, dopo un rapido peggioramento dovuto a una polmonite. Tra le ipotesi esaminate c’è quindi anche quella di un’infezione contratta durante il viaggio.

Se la provetta avesse contenuto batteri vitali e la paziente fosse stata esposta al materiale, il quadro temporale sarebbe compatibile con l’infezione: l’incubazione della peste può durare da 1 a 7 giorni. Il contagio può avvenire attraverso materiale contaminato oppure respirando particelle infette.


Mosca esclude un incidente

Il Cremlino ha invitato a considerare attendibili soltanto le comunicazioni di Rospotrebnadzor, l’agenzia russa per la tutela dei consumatori. Il portavoce Dmitri Peskov ha dichiarato: «Dobbiamo attenerci alla dichiarazione ufficiale di Rospotrebnadzor e ignorare voci e speculazioni».

Il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, aveva intanto convocato una riunione straordinaria con la responsabile dell’agenzia, Anna Popova, parlando della verifica di una possibile «infezione particolarmente pericolosa». I contatti della donna erano stati messi sotto controllo sanitario, senza che venissero rilevati sintomi o risultati positivi.

Rospotrebnadzor ha poi indicato come causa del decesso una «polmonite a eziologia non determinata». Secondo l’agenzia, nei campioni della paziente non sono stati trovati microrganismi collegati alla sua attività professionale e l’ispezione nel centro di ricerca non avrebbe evidenziato emergenze durante la manipolazione di agenti patogeni.

Le autorità regionali hanno inoltre smentito la chiusura generalizzata degli ospedali di Irkutsk. Nell’ospedale di Shelekhov, dove Shipilova era stata ricoverata, erano state invece introdotte specifiche restrizioni.

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Stati Uniti ed Europa seguono il caso

La Casa Bianca ha fatto sapere di essere a conoscenza delle segnalazioni e di stare valutando le possibili iniziative. Il Dipartimento di Stato statunitense ha definito il decesso un caso sospetto di peste polmonare e ha riferito di seguire gli sviluppi insieme alle autorità sanitarie americane, sottolineando che molti dettagli non sono ancora verificati.

Anche la Commissione europea mantiene i contatti con l’Ecdc e osserva l’evoluzione della situazione. La portavoce per la Salute Eva Hrncirova ha ricordato che Yersinia pestis è trattabile con antibiotici e che una comunicazione rapida e trasparente è essenziale quando si sospetta un’infezione di questo tipo.

Secondo le informazioni fornite dall’Unione europea, il batterio non circola in Europa da circa 50 anni. L’Ecdc dispone comunque di propri canali per raccogliere dati dalle autorità coinvolte.


Nessuna epidemia dimostrata

L’Organizzazione mondiale della sanità considera decisivo iniziare rapidamente la terapia, idealmente entro le prime 24 ore dalla comparsa dei sintomi, nel caso di peste polmonare. La malattia continua a manifestarsi in alcune aree del mondo: tra il 2019 e il 2025, dieci Paesi hanno segnalato casi umani sospetti e sei casi confermati, per un totale di 3.847 sospetti e 423 decessi, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar.

Questi dati, però, non dimostrano un collegamento con Irkutsk. Al momento sono documentati la morte di una lavoratrice esposta professionalmente ad agenti pericolosi, i controlli sui contatti e l’adozione di misure sanitarie straordinarie; non è invece provata la presenza della peste nel corpo della donna né la rottura della provetta.

Per questo il caso rimane aperto. Serviranno nuovi esami e informazioni più solide per stabilire se si sia trattato di un’infezione acquisita durante il viaggio, di un incidente in laboratorio o di una polmonite dovuta a un’altra causa.

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