Iran, doppia sfida a Washington: minacce in mare e stretta economica
I Pasdaran evocano attacchi contro le unità statunitensi, mentre il Tesoro Usa rivendica gli effetti delle restrizioni su voli, banche e commercio con Teheran.
La tensione tra Stati Uniti e Iran si muove su due piani paralleli: quello militare, con i Pasdaran che minacciano di colpire le navi americane anche lontano dalle acque iraniane, e quello economico, dove Washington sostiene che le proprie misure stiano già comprimendo i collegamenti aerei e le transazioni finanziarie con Teheran.
Washington rivendica la pressione economica
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha sostenuto che l’azione contro l’Iran stia producendo conseguenze concrete. In un messaggio pubblicato su X ha ricordato le misure adottate dopo l’avvio dell’operazione Economic Outcast, comprese quelle rivolte a istituti bancari e operatori del settore dell’aviazione.
Secondo Bessent, funzionari americani sono stati inviati in diversi Paesi per chiedere l’adozione di provvedimenti contro Teheran. Turchia e Oman avrebbero interrotto i collegamenti di Mahan Air, mentre gli Emirati Arabi Uniti avrebbero bloccato i voli delle compagnie iraniane. A ciò si aggiunge, sempre secondo il segretario al Tesoro, la sospensione delle operazioni con l’Iran da parte di importanti banche commerciali turche ed emiratine.
Bessent ha inoltre collegato la situazione economica iraniana alla perdita di valore del rial, arrivato ai livelli più bassi mai registrati. Ha ringraziato Regno Unito, Turchia, Oman ed Emirati Arabi Uniti per la collaborazione e ha affermato che l’obiettivo resta impedire a Teheran di proseguire quella che Washington definisce la sua agenda terroristica.
I Pasdaran alzano il livello della minaccia
Sul fronte militare, Ali Mohammadi, vice responsabile politico della Marina delle Guardie rivoluzionarie, ha dichiarato che l’Iran reagirebbe a un eventuale nuovo conflitto colpendo le imbarcazioni statunitensi. Il riferimento non riguarda soltanto il Golfo: tra gli scenari citati compare anche l’Oceano Indiano.
Le dichiarazioni, rilanciate da Al-Jazeera sulla base di quanto riferito dall’agenzia semi-ufficiale Fars, sono state formulate in risposta alle posizioni americane sullo Stretto di Hormuz. Mohammadi ha messo in discussione la pretesa di Washington di considerare quell’area sotto la propria autorità e ha avvertito che, in caso di nuove ostilità, potrebbero essere presi di mira anche cacciatorpediniere e altre navi da guerra.
Il racconto sulla successione a Teheran
Nel frattempo emergono nuovi particolari sulla nomina di Mojtaba Khamenei alla guida suprema dell’Iran. A fornirli è stato Mohsen al-Haidari, membro dell’Assemblea degli esperti, secondo il quale il figlio di Ali Khamenei sarebbe stato ferito nel bombardamento americano contro l’edificio del precedente leader e sarebbe stato successivamente soccorso tra le macerie di un ospedale di Teheran.
Al-Haidari ha riferito che, dopo il ferimento, tre strutture sanitarie della capitale sarebbero state colpite. Ha anche descritto il procedimento seguito dall’Assemblea degli esperti, sostenendo che la candidatura di Mojtaba fu avanzata in un clima di forte sicurezza e come risposta all’avvertimento del presidente americano contro la sua eventuale elezione.
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La votazione si sarebbe svolta a scrutinio segreto: Mojtaba Khamenei avrebbe raccolto 50 preferenze su 59, mentre lo sceicco Al-A’rafi ne avrebbe ottenute otto; un componente si sarebbe astenuto. Il religioso ha negato consultazioni preventive con i Pasdaran o con altri organismi e ha aggiunto che Mojtaba avrebbe appreso della scelta attraverso una trasmissione radiofonica dell’Assemblea.
Per ragioni di sicurezza, il Consiglio degli esperti per la Leadership non avrebbe ancora organizzato una riunione con la nuova Guida suprema. Secondo al-Haidari, i contatti individuali possono avvenire in forma riservata, mentre un incontro collettivo esporrebbe ancora i partecipanti a rischi.
Hamas propone un nuovo dialogo palestinese
Sul versante palestinese, Khalil al-Hayya, capo dell’ufficio politico di Hamas, ha rivolto a Mahmoud Abbas la proposta di un colloquio diretto per ricostruire l’unità nazionale e definire un programma condiviso. In un’intervista ad Al-Araby ha detto che il movimento è disposto ad applicare integralmente la tabella di marcia per Gaza e ha sollecitato un intervento internazionale affinché Israele ne rispetti gli impegni.
Al-Hayya ha dichiarato inoltre che Hamas intende partecipare alle elezioni palestinesi. I confronti con altre fazioni e personalità avrebbero già portato alla formazione di un’alleanza elettorale, con liste in preparazione e ancora aperte ad altri gruppi.
Quanto all’intesa su Gaza, il dirigente ha sostenuto che le diverse componenti del piano debbano essere applicate insieme. Tra i temi indicati figurano le armi, la futura amministrazione palestinese, la presenza di forze internazionali, il ritiro israeliano e la pacificazione interna. La roadmap, ha spiegato, partirebbe dal completamento della prima fase concordata a Sharm el-Sheikh lo scorso ottobre e arriverebbe fino al riconoscimento dell’autodeterminazione e della statualità palestinese.
Il dirigente di Hamas ha infine riferito di aver incontrato funzionari americani più di quattro volte negli ultimi due anni. Ha aggiunto che il movimento aveva anche proposto di svolgere un ruolo di mediazione nel conflitto yemenita, senza chiarire se l’iniziativa sia stata accettata.
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