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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Impagnatiello, il nodo della premeditazione: «Menzogne e veleno»

La Procura generale di Milano chiede di riconoscere l’aggravante nel delitto di Giulia Tramontano, pur senza modificare l’ergastolo già inflitto

Il riconoscimento della premeditazione è il punto centrale dell’appello bis per l’omicidio di Giulia Tramontano. La Procura generale di Milano lo ha chiesto ai giudici, precisando che l’eventuale accoglimento non cambierebbe la pena dell’ergastolo già inflitta ad Alessandro Impagnatiello, attualmente detenuto.

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La difesa fondata sulle bugie

Secondo Maria Pia Gualtieri, rappresentante dell’accusa, l’imputato avrebbe costruito nel tempo una versione ingannevole dei fatti, tentando di confondere sia le persone coinvolte sia gli investigatori. «La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo», ha affermato in aula.

La pg ha invitato la Corte a valutare soprattutto i comportamenti di Impagnatiello, più che le sue dichiarazioni processuali. A suo giudizio, le parole rientrano nel diritto di difesa, mentre le condotte precedenti e successive al delitto mostrerebbero una volontà omicida maturata progressivamente.


Veleno e preparativi nella casa

L’accusa colloca l’inizio di questa intenzione già nel dicembre precedente alla morte di Giulia. L’autopsia, ha ricordato Gualtieri, aveva rilevato tracce di topicida nel corpo della 29enne: per la Procura generale si tratta di un elemento compatibile con una lunga azione diretta a farle del male.

Poche ore prima dell’omicidio, inoltre, Impagnatiello avrebbe cercato in rete informazioni sulla «ceramica bruciata vasca da bagno». Per la pubblica accusa quella ricerca indicava il progetto di incendiare il cadavere. Nella stessa fase avrebbe anche protetto il divano e mandato alla compagna un messaggio destinato, secondo la ricostruzione accusatoria, a sviare le indagini.

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La decisione dopo la scoperta

Gualtieri ha sostenuto che Impagnatiello avesse avuto la possibilità di rinunciare al piano, ma che non lo fece. La sua scelta sarebbe maturata quando comprese che Giulia e l’altra donna, entrambe ignare della relazione parallela, avevano scoperto la verità.

«Ha avuto tutto il tempo di tornare sulla sua decisione e invece volontariamente vuole la morte di Giulia Tramontano», ha dichiarato la pg. A suo avviso, la condotta non si esaurisce nell’azione del 27 maggio 2023, ma riflette una perseveranza nel proposito di danneggiare, ferire o uccidere la giovane, incinta di Thiago.


Il nuovo esame sulla premeditazione

L’udienza riguarda il delitto avvenuto a Senago il 27 maggio 2023 ed è stata disposta dopo che la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale di Milano. In precedenza, i giudici della Corte d’Assise d’Appello avevano escluso l’aggravante della premeditazione.

Impagnatiello ha seguito l’udienza dalla prima fila, a breve distanza dai familiari di Giulia. La richiesta dell’accusa punta dunque a far riconoscere una pianificazione protratta nel tempo, senza effetti pratici sulla condanna all’ergastolo che l’imputato sta già scontando in carcere.

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