Il web può tradire l’assassino: la pista passa da 200 computer
Gli investigatori seguono una possibile impronta digitale legata al delitto di Pietracatella e analizzano i dispositivi di quattro scuole
A Riccia, in provincia di Campobasso, le indagini sul delitto di Pietracatella si concentrano anche sulle tracce lasciate in rete. Gli investigatori ritengono possibile che l’autore dell’omicidio abbia utilizzato un’identità anonima per preparare il piano e che proprio questa attività possa condurre alla sua identificazione.
La ricerca non riguarda soltanto elementi materiali. Una parte decisiva degli accertamenti si starebbe spostando nel mondo digitale, dove potrebbe essere rimasto un collegamento tra il nickname usato online e la persona sospettata per il delitto.
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La pista nascosta dietro un nickname
Secondo l’ipotesi seguita da chi indaga, l’assassino avrebbe progettato per mesi un omicidio presentato come difficile da ricostruire. Durante questo periodo, però, potrebbe aver lasciato informazioni utili attraverso la propria attività sul web.
La cosiddetta impronta digitale è già nella disponibilità degli investigatori. Il punto ora è stabilire se i dati raccolti siano sufficienti a collegare senza dubbi l’identità virtuale all’autore del delitto di Pietracatella.
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Duecento computer sotto esame
Gli accertamenti potrebbero coinvolgere circa 200 computer appartenenti a quattro scuole. Da questi dispositivi, secondo la pista investigativa, potrebbe emergere il dato capace di chiarire chi si nascondesse dietro il nome utilizzato online.
Non è ancora indicato quale elemento preciso gli inquirenti stiano cercando né se l’analisi abbia già prodotto un risultato definitivo. La verifica dei computer rappresenta tuttavia uno dei passaggi su cui si concentra la caccia alla prova decisiva.
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