Il prezzo della raccolta: 14 ore nei campi per meno di un euro
Diciassette lavoratori hanno raccontato reclutamento, trasporti sovraffollati e paghe minime nell’inchiesta sul caporalato tra Villa Literno, Casal di Principe e Grazzanise.
A rompere il meccanismo di sfruttamento è stata la denuncia di uno dei lavoratori, seguita poi dalle testimonianze di altri 16 braccianti. Le persone che hanno collaborato con gli investigatori sono state trasferite in luoghi riservati e avviate verso un percorso di tutela e inserimento lavorativo.
Le denunce hanno aperto una breccia
Il primo racconto ha consentito di avviare gli accertamenti sui reclutatori. Attraverso appostamenti e registrazioni video, gli inquirenti hanno ricostruito le modalità con cui i lavoratori venivano raccolti ogni giorno e distribuiti nei diversi terreni agricoli.
La collaborazione dei 17 braccianti ha permesso di superare il silenzio che circondava il sistema. Secondo il procuratore Pierpaolo Bruni, il fatto che il reclutamento avvenisse in luoghi pubblici e sotto gli occhi di molti cittadini rende la vicenda particolarmente grave; a suo giudizio, l’assuefazione a simili pratiche avrebbe contribuito a farle apparire normali.
Giornate interminabili e paghe da fame
I lavoratori, in prevalenza indiani e pachistani privi di permesso di soggiorno, venivano avvicinati soprattutto presso una rotonda di Villa Literno, ma anche in alcune strade secondarie. Da lì partivano verso le campagne di Villa Literno, Casal di Principe e Grazzanise a bordo di mezzi autorizzati per nove persone, nei quali ne venivano caricate 25-30. In diversi casi si trattava di furgoni destinati al trasporto di merci, privi di finestrini.
Nei campi l’attività poteva protrarsi per 14 ore al giorno, senza pause settimanali e indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Il compenso oscillava tra 80 centesimi e un euro e mezzo per cassetta; in alternativa venivano corrisposti 3-4 euro all’ora oppure 30 euro al giorno ai nuovi arrivati e 50 euro a chi lavorava già da tempo.
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Mancavano controlli sanitari preventivi, servizi igienici e spazi per bere o riposarsi. Le assenze per malattia non erano ammesse e i lavoratori sarebbero stati sorvegliati costantemente, con minacce di licenziamento in caso di rendimento giudicato insufficiente, indisposizione o fuga durante i controlli delle forze dell’ordine.
Quattro indagati verso il processo
L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai carabinieri del Comando Tutela del Lavoro. Il giudice per le indagini preliminari ha imposto a tre persone l’obbligo di presentarsi alla Polizia giudiziaria: si tratta di due cittadini indiani e di un albanese.
Per un quarto indagato, di origine marocchina, è stato disposto invece l’obbligo di dimora. Tutti sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori, in relazione al reclutamento e all’impiego di manodopera clandestina.
Altri quattro soggetti, tra cui il titolare di una delle aziende agricole che si servivano dei braccianti, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Questo passaggio potrebbe precedere la richiesta della Procura di rinvio a giudizio.
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