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Cronaca 2 min di lettura5 giorni fa

Il mistero di Unabomber torna su Netflix: genio, bombe e manifesto

Dal talento matematico alla cabina nel Montana: il film di Janus Met ripercorre la trasformazione di Theodore Kaczynski nel terrorista che sfidò l’America tecnologica.

Una firma ideologica, un manifesto imposto ai giornali e il riconoscimento arrivato dal fratello: la vicenda di Theodore Kaczynski resta uno dei casi criminali più inquietanti della storia americana. Netflix la porterà sullo schermo il 25 settembre 2026 con “Unabomber”, diretto da Janus Met e interpretato da Jacob Tremblay e Russell Crowe.


Il manifesto che lo tradì

Per quasi vent’anni gli investigatori cercarono l’autore di una serie di esplosioni disseminate negli Stati Uniti. La svolta arrivò quando Kaczynski, nel 1995, chiese ai principali organi di stampa di pubblicare il suo testo contro la società tecnologica: in caso contrario, minacciò di riprendere la campagna di attentati.

David Kaczynski lesse il documento e riconobbe nello stile e nelle convinzioni espresse alcuni tratti del fratello Ted. La sua segnalazione portò l’FBI sulla pista decisiva. Il 3 aprile 1996 gli agenti catturarono Theodore Kaczynski nella sua abitazione isolata del Montana, dove trovarono anche migliaia di fogli e un ordigno già preparato per la spedizione.


Dal genio matematico alla violenza

Prima di scegliere l’isolamento, Kaczynski aveva costruito una carriera accademica fuori dal comune. Fu ammesso ad Harvard a 16 anni, ottenne un dottorato all’Università del Michigan e divenne il più giovane docente di matematica assunto dall’Università di Berkeley. Nel 1971 lasciò però l’ambiente universitario e si trasferì in una piccola casa del Montana priva di elettricità e acqua corrente.

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Tra il 1978 e il 1995 realizzò o spedì 16 ordigni, causando tre vittime e 23 feriti. Nel mirino finirono soprattutto università, imprese, informatici, ricercatori e figure legate allo sviluppo industriale e tecnologico. Kaczynski preparava personalmente le bombe e cercava di cancellare ogni indizio utile agli investigatori.


Perché fu chiamato Unabomber

La sua ostilità verso il progresso tecnologico si trasformò in un sistema di idee che giustificava gli attacchi. Secondo la sua visione, il modello industriale e tecnologico limitava la libertà delle persone e danneggiava la natura. Fu dalle prime classificazioni dell’FBI che nacque il nome Unabomber: la sigla UNABOM richiamava i bersagli allora associati ad atenei e compagnie aeree.

Il caso americano viene talvolta accostato a quello dell’attentatore rimasto attivo nel Nord-Est italiano tra il 1994 e il 2006. Il confronto, però, si ferma a pochi elementi: in Italia furono colpite anche persone comuni, tra cui donne, bambini e anziani, mentre il responsabile non è mai stato identificato né ha rivendicato pubblicamente le azioni. Kaczynski, invece, rese esplicita la propria ideologia e la affidò a un manifesto.

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