Graviano e i soldi del 1969: la carta privata citata in aula
Nel processo Baiardo, il boss ha riferito di un investimento attribuito al nonno e ha descritto alcuni incontri con Silvio Berlusconi tra Milano e gli anni della latitanza.
La testimonianza di Giuseppe Graviano nel procedimento Baiardo di Firenze si è concentrata su un presunto investimento risalente alla fine degli anni Sessanta. Secondo il racconto del boss, il nonno Filippo Quartararo avrebbe costituito una società con Silvio Berlusconi per impiegare capitali propri e di altri investitori, con un’operazione complessiva da 20 miliardi di lire dell’epoca.
L’investimento raccontato da Graviano
Graviano ha spiegato ai pubblici ministeri di essere venuto a conoscenza dell’affare dopo la morte del padre, avvenuta nel 1982. Sarebbe stato Quartararo a parlargliene e, tra il 1982 e il 1983, a organizzare il primo incontro con Berlusconi.
Stando alla deposizione, il nonno avrebbe messo personalmente tra i 4 e i 5 miliardi di lire. Una quota pari al 20% dei profitti prodotti dagli investimenti sarebbe poi stata restituita ai partecipanti. Per la famiglia Graviano, il compito di seguire le restituzioni sarebbe spettato al cugino Salvatore. “Io non ho mai ricevuto nulla da questi investimenti”, ha precisato il detenuto.
La carta con i nomi degli investitori
Nel corso dell’esame è comparso anche il riferimento a un documento privato. Graviano ha parlato di una carta che avrebbe attestato l’esistenza dell’operazione e che potrebbe aver riportato i nomi delle persone coinvolte, senza tuttavia confermare con certezza tutti i nominativi.
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La sua testimonianza in videocollegamento è stata sospesa temporaneamente per un problema tecnico all’audio, così da consentire il ripristino della trasmissione. Prima dell’interruzione, il boss aveva lasciato intendere ai pm che tra i nomi indicati nel documento potesse figurare anche quello di Berlusconi.
Gli incontri ricordati a Milano
Il racconto ha riguardato anche diversi incontri con l’ex presidente del Consiglio. Graviano ha ricordato una riunione in un albergo milanese alla presenza del nonno e del cugino Salvo; in un’altra occasione avrebbe riconosciuto un residence vicino a Milano, mostrato dagli investigatori in un filmato, pur non identificando con certezza l’appartamento.
Un ulteriore incontro potrebbe risalire al 1986, quando Graviano era latitante. Il detenuto ha poi collocato nel dicembre 1993 una riunione in un appartamento con Berlusconi, il cugino e una terza persona non identificata. Secondo la sua versione, si discuteva dei nominativi da inserire nelle società e della successiva formalizzazione, prevista per febbraio 1994.
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