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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Grandone invita a evitare allarmismi sulle terapie ormonali

La presidente eletta Siset chiede cure personalizzate e maggiore attenzione ai disturbi della coagulazione nelle diverse età della donna

Elvira Grandone ha invitato a non alimentare paure ingiustificate sul rischio di trombosi associato ai trattamenti ormonali nelle donne. La presidente eletta della Siset è intervenuta venerdì 30 ottobre al XXIX Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi.

Secondo Grandone, la probabilità legata soprattutto agli estroprogestinici rimane contenuta in termini assoluti. «Quando si parla di trombosi nelle donne in fase di gravidanza, nel post parto o che assumono la pillola anticoncezionale, è importante non creare allarmismo», ha affermato durante i lavori del congresso.

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Terapie da adattare alle pazienti

Gli estroprogestinici vengono prescritti sia per prevenire una gravidanza sia per curare diverse condizioni capaci di compromettere la fertilità. In molti casi, ha spiegato l’esperta, il ricorso agli ormoni è necessario e le principali società scientifiche internazionali concordano sulla limitata entità del rischio complessivo.

L’obiettivo clinico, quindi, non è escludere a priori questi medicinali, ma individuare le pazienti che richiedono controlli più attenti. La disponibilità di numerose alternative farmacologiche consente di scegliere il percorso più adatto alle caratteristiche individuali: «La terapia deve essere personalizzata, sempre più sartoriale», ha detto Grandone.

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Riconoscere i disturbi della coagulazione

La presidente eletta Siset ha richiamato l’attenzione anche sulle difficoltà nel riconoscere le malattie tromboemboliche e quelle emorragiche. Alcune sono rare e ricevono meno attenzione rispetto alle patologie più diffuse, ma secondo Grandone pesa anche la scarsa presenza di determinate categorie di donne nella ricerca scientifica.

Tra i casi citati ci sono i disturbi legati al ciclo mestruale e le perdite di sangue che possono comparire anche dopo la fine dell’età riproduttiva. Questi segnali vengono talvolta ricondotti soltanto a problemi degli organi riproduttivi, senza valutare l’eventuale origine coagulativa. «C’è anche da parte nostra, dei clinici, una ridotta sensibilità», ha osservato l’esperta.

Il congresso della Siset è stato presentato come un’occasione di confronto per i ricercatori italiani e per la condivisione dei risultati più recenti nel campo dell’emostasi e della trombosi.

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