Oltre 100 porti in sciopero contro armi e spese militari
Da Genova a Trieste cortei e blocchi: mobilitati lavoratori e manifestanti contro traffico d’armi e spese militari
Lo sciopero dei portuali contro il traffico di armi e il riarmo ha coinvolto più di 100 scali nel mondo. In Italia si sono svolti cortei e presìdi, con blocchi delle attività in diversi porti e migliaia di persone in piazza.
GioiaPura
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Le proteste da Trieste a Livorno
A Trieste oltre 4.500 manifestanti hanno contestato le risorse destinate agli armamenti e alla spesa militare. Dal corteo è arrivato anche l’annuncio di nuove iniziative: «Questo è l’inizio di un autunno caldo», hanno avvertito i partecipanti, chiedendo di rafforzare la pressione sul governo.
A Livorno hanno partecipato circa 15 mila persone. Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi, ha definito positiva la convocazione di una protesta portuale estesa al Mediterraneo contro l’invio di armi a un Paese accusato di genocidio.
Scali fermi e adesioni
A Massa Carrara i lavoratori hanno riferito che l’adesione alla mobilitazione ha interrotto le operazioni di carico e scarico. Anche il porto di Ravenna è rimasto fermo durante lo sciopero.
Davide Conti, segretario della Filt Cgil, ha letto la partecipazione come una presa di posizione dei lavoratori contro l’economia legata alla guerra. Le iniziative si sono svolte senza incidenti né tensioni con le forze dell’ordine.
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Il corteo a Genova
A Genova la protesta ha raggiunto piazza De Ferrari dopo essere partita dal varco Albertazzi, con il passaggio nelle aree portuali e l’incontro con il presidio degli studenti davanti alla stazione Principe. Il corteo ha poi attraversato la città accompagnato dall’invito a «bloccare tutto».
Secondo José Nivoi, uno dei rappresentanti del Collettivo portuali di Genova, circa 40 mila persone hanno preso parte alla manifestazione. Dal capoluogo ligure, ha spiegato, è stato coordinato lo sciopero internazionale della rete Ports in action, alla quale aderiscono organizzazioni di Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia, Marocco, Italia e India.
Armi, servizi e costo della vita
Il Collettivo portuali di Genova ha indicato nelle armi il tema comune alle diverse rivendicazioni: il rifiuto della guerra e del riarmo si unisce alla protesta contro la spesa militare e l’aumento dei prezzi.
Nivoi ha accusato il governo di destinare fondi agli armamenti mentre mancano risorse per ospedali, scuole e altri servizi essenziali. Nel suo intervento ha collegato la contestazione anche all’inflazione, al caro benzina e alle difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese, persino con uno stipendio di duemila euro.
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