Golf car, Roma alza il caso: solo 41 mezzi su 400 sono in regola
Eugenio Patanè chiede una legge regionale per fermare l’espansione dei tour e definire controlli, regole fiscali e tutele nel trasporto turistico.
A Roma il nodo delle golf car non riguarda soltanto il traffico nel centro storico, ma anche il vuoto normativo che consente a molti operatori di lavorare con formule difficili da inquadrare. Secondo i dati forniti dall’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, le autorizzazioni comunali sono 41 a fronte di circa 400 veicoli presenti sulle strade.
Il Campidoglio considera quindi insufficiente l’attuale sistema di controllo e punta a coinvolgere la Regione Lazio. L’obiettivo è arrivare a una disciplina che permetta ai Comuni di governare il fenomeno prima che le attività irregolari diventino strutturali.
Il divario tra mezzi e autorizzazioni
La sproporzione tra i veicoli registrati e quelli effettivamente autorizzati è il principale elemento segnalato dall’assessore. La parte restante del parco circolante opera richiamandosi alle norme sul turismo e all’articolo 85 del Codice della Strada, dedicato al noleggio con conducente.
Il meccanismo consente a strutture come alberghi, ristoranti, tour operator e agenzie di offrire escursioni in golf car come servizio accessorio rispetto alla propria attività principale. Secondo Patanè, il problema emerge quando il tour diventa di fatto il prodotto centrale, mentre il servizio dichiarato come prevalente resta soltanto una copertura formale.
In questi casi, ha spiegato l’assessore, possono formarsi servizi abusivi, illegali o comunque collocati in una zona grigia. Un pacchetto venduto a 100 euro, con una consumazione dal valore di 5 euro e un tour del valore sostanziale di 95, è l’esempio utilizzato per descrivere lo squilibrio tra attività principale e prestazione turistica.
Patanè chiede una legge regionale
La disciplina attuale discende dal Dm 193/2015, che riguarda le navette turistiche elettriche destinate al trasporto di passeggeri seduti, fino a otto persone oltre al conducente, in aree di interesse turistico e ricreativo.
Per i mezzi autorizzabili è sufficiente presentare una Scia e operare lungo un itinerario prestabilito. L’amministrazione dispone di 30 giorni per verificare la documentazione e contestare eventuali requisiti non conformi; se tutto risulta regolare, il Comune non può impedire l’avvio del servizio, mentre le irregolarità possono condurre anche alla revoca della segnalazione.
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Il limite, osserva Patanè, è che questo impianto incide soltanto sui 41 veicoli sottoposti al procedimento comunale, lasciando fuori la quota largamente maggioritaria del settore. “Serve subito una norma, almeno regionale, che consenta ai Comuni di regolamentare il fenomeno”, ha dichiarato l’assessore.
Secondo l’esponente della giunta capitolina, il confronto con la Regione è già iniziato. In una riunione con il presidente Francesco Rocca e con l’assessore alla Mobilità Fabrizio Ghera sarebbe emersa la disponibilità a proseguire il lavoro su una soluzione condivisa.
Il piano riguarda tutto il turismo
L’amministrazione romana non intende limitare l’intervento alle sole golf car. Nel perimetro del trasporto turistico rientrano anche gli autobus scoperti, le 500 decappottabili, le Vespa con sidecar e le auto storiche impiegate per itinerari nel centro cittadino.
Per questo Patanè propone un quadro unico, capace di disciplinare non solo l’accesso dei veicoli alle aree centrali, ma anche i rapporti di lavoro, la fiscalità applicata ai clienti e le garanzie per passeggeri e dipendenti. “Dobbiamo lavorare sul settore del trasporto turistico nel suo complesso, non solo sulle golf car”, ha affermato.
La richiesta del Campidoglio è dunque una regolazione sovracomunale che attribuisca ai Comuni strumenti più efficaci. Una volta definito il quadro regionale o nazionale, Roma potrebbe adottare un proprio regolamento per contenere la crescita dei mezzi e distinguere con maggiore chiarezza tra attività turistiche autorizzate e formule irregolari.
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