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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Gere torna sui migranti, Salvini reagisce: il vecchio conto di Open Arms

L’attore rilancia l’allarme sulle politiche migratorie e il leader della Lega risponde ricordando lo scontro del 2019, quando Gere portò aiuti ai migranti bloccati a bordo della nave.

Nell’agosto 2019 Richard Gere si trovava in Italia per una vacanza quando venne a sapere della situazione della Open Arms. Scelse di raggiungere l’organizzazione non governativa e consegnò acqua, cibo e altri beni essenziali alle 121 persone bloccate sulla nave.

Quell’episodio è rimasto legato al duro confronto politico sulla decisione di Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, di impedire l’approdo a Lampedusa applicando la linea dei cosiddetti “porti chiusi”. La vicenda ebbe anche uno sviluppo giudiziario e si concluse con l’assoluzione di Salvini.


Salvini riapre il caso Open Arms

Il precedente è tornato al centro della replica del leader della Lega dopo il nuovo intervento pubblico dell’attore. Salvini ha accusato Gere di voler impartire lezioni agli italiani pur vivendo in una condizione privilegiata, riconoscendogli però di essere un interprete capace.

«Richard Gere, il ricco signore che doveva testimoniare contro di me per mandarmi in galera perché avevo chiuso i porti ai clandestini, torna ad attaccare l’Italia e gli italiani», ha scritto Salvini. Nel suo messaggio ha poi definito l’attore “radical chic” e gli ha suggerito di concentrarsi sul cinema, invece di intervenire sul tema dell’accoglienza.


L’appello dell’attore divide ancora

A riaccendere la polemica è stato un filmato diffuso da ActionAid, nel quale Gere prende posizione contro le strategie migratorie basate su detenzione, espulsioni e trasferimento dei controlli fuori dai confini europei. Secondo l’attore, simili strumenti rischiano di trasformare le persone in semplici numeri e di indebolire la tutela dei diritti fondamentali.

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Nel video Gere sostiene che la gestione dei flussi dovrebbe rispettare la dignità umana e il diritto di chiedere protezione. La sua conclusione richiama una responsabilità comune: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo».


Il modello Albania nel mirino

Tra gli esempi richiamati dall’attore c’è anche il sistema costruito dall’Italia in Albania, dove alcune attività legate alla gestione dei migranti vengono collocate oltre il territorio dell’Unione europea. Gere avverte che questa impostazione potrebbe diventare un riferimento per le future politiche continentali.

Il messaggio è arrivato a breve distanza dalla pubblicazione di “Trattenuti”, rapporto firmato da ActionAid insieme all’università di Bari. Il documento esamina il funzionamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio e le procedure italiane rivolte alle persone straniere prive di un permesso di soggiorno.

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