6.000Lettori online ora
Cronaca 2 min di lettura2 ott

Gasolio, il braccio di ferro tra Trump e l’Europa: cosa succede ora

Bruxelles cerca una posizione comune mentre Washington valuta nuove pressioni sulle riserve strategiche e minaccia di limitare le vendite di diesel oltreoceano.

Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Irlanda e Commissione europea hanno deciso di presentarsi unite davanti alle richieste di Washington. L’obiettivo è evitare iniziative isolate e riportare ogni eventuale intervento sulle scorte energetiche dentro un coordinamento internazionale.

La linea concordata prevede una risposta comune alle pressioni statunitensi, il coinvolgimento dell’Agenzia internazionale dell’energia per qualsiasi decisione sulle riserve e un tentativo di abbassare il livello dello scontro con gli Stati Uniti.


L’energia resta il punto debole europeo

La posizione americana pesa anche perché l’Europa dipende in misura significativa dai rifornimenti energetici provenienti dagli Stati Uniti. La situazione si è accentuata dopo la riduzione degli acquisti di petrolio russo legata alla guerra in Ucraina e il forte calo degli arrivi dal Medio Oriente, a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz.

Per Washington, questa dipendenza rappresenta una leva concreta nel confronto. Un’interruzione delle forniture di diesel per 90 giorni avrebbe infatti conseguenze rilevanti sul mercato europeo, proprio mentre i governi cercano di contenere la pressione sui prezzi.


Prezzi e voto spingono Trump

La spinta della Casa Bianca nasce anche da un problema interno: negli Stati Uniti benzina e gasolio stanno diventando più costosi. L’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato aumenta la necessità politica di mostrare ai consumatori un’azione rapida contro il rincaro dei carburanti.

Secondo la logica di Washington, una maggiore quantità di prodotto disponibile sul mercato internazionale potrebbe contribuire a ridurre le quotazioni. Da qui la richiesta rivolta ai Paesi europei, che conservano riserve strategiche proprio per affrontare emergenze e interruzioni degli approvvigionamenti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La richiesta americana e la minaccia

Le scorte sono custodite in grandi depositi nazionali, anche in Stati come Germania e Francia. Se una parte di queste quantità venisse venduta, l’offerta complessiva aumenterebbe e il prezzo del gasolio potrebbe diminuire anche per gli automobilisti statunitensi.

Il presidente americano ha lasciato intendere che, in assenza di collaborazione, gli Stati Uniti potrebbero sospendere per tre mesi le esportazioni di diesel verso l’Europa. La pressione si accompagna quindi a una possibile restrizione commerciale, presentata come strumento per ottenere un intervento sulle riserve.

La questione è emersa durante il viaggio di Donald Trump in Texas, impegnato nella campagna per le elezioni di metà mandato. Ai giornalisti ha detto: «Potremmo farlo. Hanno delle scorte di gasolio».

Poco prima, il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva sollecitato l’Europa, in un messaggio pubblicato su X il 1° ottobre 2026, a rendere disponibili senza ritardi ulteriori rifornimenti e a utilizzare le proprie riserve per contribuire alla stabilità dei mercati energetici.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere