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Cronaca 2 min di lettura57 min fa

Garlasco, reperti smaltiti: il Ris chiarisce tempi e motivi

Gli estratti ricavati dall’intonaco e dalle unghie di Chiara Poggi furono eliminati dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, secondo la ricostruzione dei carabinieri

Il destino di alcuni reperti del delitto di Garlasco riapre il confronto tra la Procura di Pavia e il Ris di Parma. Al centro ci sono gli estratti ottenuti dall’intonaco collegato all’impronta 33 e dai frammenti delle unghie di Chiara Poggi: il materiale non sarebbe più disponibile, ma il suo smaltimento risalirebbe a diversi mesi dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi.


La ricostruzione del Ris sui campioni

La vicenda riguarda in particolare le provette associate ai prelievi indicati come “33dattilo” e “97F”, oltre a nove campioni ricavati dalle unghie della vittima. La difesa di Stasi aveva chiesto più volte di conoscere la sorte di questi materiali, mentre la Procura sta esaminando anche altri aspetti delle vecchie analisi, comprese quelle sui pedali e una consulenza personologica dalla paternità non chiarita.

In una risposta firmata dal colonnello Matteo Donghi, il reparto ha spiegato che gli eluiti erano stati collocati il 20 dicembre 2011 in un congelatore dedicato, custodito in un ambiente accessibile soltanto attraverso lettori biometrici. La loro eliminazione, ha precisato il Ris, avvenne però nell’ambito di uno smaltimento collettivo insieme a provette provenienti da altri procedimenti.


La data dello smaltimento resta stimata

Non sarebbe stato redatto un verbale specifico per quei campioni, perché gli eluiti vengono considerati intermedi del procedimento analitico e non reperti giudiziari autonomi. Il documento del Ris colloca l’operazione nella seconda metà di settembre 2016: alcune fotografie mostrano infatti lo spostamento del congelatore il 15 settembre e le successive fasi di eliminazione nelle giornate del 20 e del 30 settembre.

La ricostruzione colloca quindi lo smaltimento dopo la decisione definitiva della Corte di Cassazione, arrivata il 12 dicembre 2015, con la condanna di Stasi a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Il reparto ha sintetizzato così il risultato degli accertamenti: “Il dato oggettivamente dimostrabile è che gli eluiti tratti dai reperti dell’omicidio Poggi non sono più conservati presso questo Reparto”.

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Il nodo dell’impegno alla conservazione

La difesa ha richiamato anche una precedente indicazione del capitano Alberto Marino, secondo cui sarebbero stati conservati gli estratti del DNA fino alla loro messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Per i legali, quella frase poteva suggerire una conservazione senza limiti temporali.

Donghi ha fornito una lettura diversa, chiarendo che l’impegno non poteva essere considerato indefinito, ma doveva ritenersi valido fino alla conclusione del procedimento con una sentenza irrevocabile. A sostegno di questa interpretazione viene citata anche la Corte d’Assise d’Appello di Milano, che il 12 gennaio 2022 restituì a Stasi alcuni reperti e respinse la richiesta di mantenere tutti gli altri per eventuali futuri esami, giudicandola fondata su un’ipotesi.

Resta inoltre agli atti che il congelatore è stato dichiarato inutilizzabile con un provvedimento del 29 novembre 2022. La questione della conservazione dei materiali si aggiunge così ai nuovi accertamenti sul caso, tornato al centro dell’attenzione per una nuova indagine e per la presenza di un nuovo sospettato.

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